PIERO RAGONE
è filosofo, ricercatore, scrittore, studioso di religioni e di esoterismo. Il suo campo d’indagine è tutto ciò che la scienza non è in grado di spiegare. Nel 2013 ha pubblicato Il Segreto delle Ere con la Macro Edizioni; il 2015 è la volta di Custodi dell’Immortalità, il 2016 è l’anno di Dominion – Le Origini aliene del Potere, entrambi editi da Verdechiaro Edizioni e Nexus Edizioni.
Nel 2017 riceve la laurea honoris causa in Scienze Esoteriche e pubblica Bloodlines, La Storia delle Due Linee di Sangue che Preparano l'Avvento del Messia e dell'Anticristo.
È ospite di convegni nazionali e internazionali e il suo nome è accostato ai maggiori interpreti della ricerca italiana e mondiale. È docente presso la Libera Università Italiana degli Studi Esoterici “Achille D’Angelo - Giacomo Catinella”, Facoltà di Scienze Tradizionali ed Esoteriche, Dipartimento UniMoscow, dove è titolare di due cattedre: Archeoastronomia Esoterica e Percorsi Iniziatici e Fenomenologia Angelica e Demoniaca.
L’esperienza dell’insegnamento si è tradotta nell’organizzazione di Seminari in cui vita vissuta e nuovi sentieri di Consapevolezza si intrecciano per rivelare I Segreti della Via Iniziatica.

lunedì 16 ottobre 2017

IL MONDO È UNA MINIERA D’ORO

Lei è sempre li. Un po' Alice, un po' Coraline, siede in un angolo, sempre lo stesso. Non parla, non partecipa. Ma è sempre lì che ascolta. Anche se ripeto la lezione due volte, vuol riascoltare perché – dice – quando ritorno su un argomento, c’è sempre qualcosa da imparare.
L’unico momento che mi concedo è un gesto rituale prima iniziare, quando faccio tintinnare il suo dono da lontano, quel dono che porto sempre con me, e di cui vi dirò alla fine.
Ultimo giorno, ultima lezione del primo anno. Avevamo avuto la stessa idea, scambiarci qualcosa che riassumesse, con un gesto, il senso di un percorso fatto assieme.
Quando entri nelle grandi librerie, ci sono questi cesti enormi colmi di peluche. Sono centinaia, tutti uguali, stoffa uguale, cuciture uguali, imbottitura uguale, macchina che li sforna uguale. Anche la targhetta che ne attesta l’autenticità è uguale. 
Ma quando ne scegli uno, uno tra i tanti, non è più un anonimo prodotto di fabbrica. Diventa quello che tu hai scelto. Mi piaceva perché sembrava avesse gli stessi occhi curiosi di quella che io chiamo “piccola pietra di giada”; dicono che questa bellissima roccia verde ha un potere magico, cura il cuore e veicola le emozioni.
Ho cosparso il piccolo peluche dai grandi occhioni con un’essenza che viene da lontano e che oggi non si produce più. Era il lascito di qualcuno che ormai è lontano e che non ritornerà mai più.
Quando le ho consegnato quel fagotto profumato, era come un attestato di fine anno e non mi aspettavo che avesse anche lei qualcosa per me. Quel soffice gomitolo di stoffa non era più un oggetto qualunque: era per un simbolo di gratitudine, un gesto di amicizia. Lei ha fatto il resto, ha caricato quel dono di significati più grandi, rendendolo ancora più prezioso. Lo porta con sé nei viaggi, lo custodisce come fosse un tesoro, È così che un oggetto uguale agli altri diventa un pezzo unico e raro, più bello, più lucente, che vale più di qualsiasi gioiello.
Come sarebbe il mondo se fossimo in grado di trasformare ogni anonimo scarto, se riuscissimo a far sentire ogni anima che crede di essere “una tra le tante” come se fosse ciò che è, un dono unico e raro? Cosa diventerebbe il nostro pianeta se ogni foglia di ogni albero, ogni pietra ai bordi della strada, ogni soffio d’aria, ogni animale, ogni fratello, ogni sorella, ogni altro abitante che si trova lontano, con il nostro aiuto, riscoprisse di essere un frammento unico e raro della Vita? 
Faremmo del mondo una miniera d’oro. Dove tutto risplende e ha valore.
E, infine, il suo dono. Una piccola bussola, molto fine, ricercata, discreta e semplice, di cui ho capito il significato un po’ di tempo dopo. Era un modo per dirmi: “Ormai ti conosco Prof; quando ti sentirai perso, saprai a quale bussola affidarti per uscire dal buio”. Ecco, un altro semplice oggetto che acquista un valore immensamente grande.

Chi zittisce e non ascolta, precipita il pianeta nell'ombra; chi vaga insegnando che questo pianeta è un laboratorio e noi un esperimento, non solo sbaglia sapendo di farlo. Offende e Vi manca di rispetto.
- Ci vediamo al Bivio, Ragazzi 
(anche se a volte proveranno a separarci)
VVB

giovedì 12 ottobre 2017

GLI ANUNNAKI SUMERI SONO GLI ARIANI DEI NAZISTI

Antico culto del Toro; Satanismo d’Élite (quello che si pratica nelle ville dei ricchi dove si riuniscono i potenti, anche in Italia); crociata contro i Catari; congiura contro i Templari; persecuzioni antisemite, Nazismo, celebrazione degli Anunnaki sumeri e mortificazione degli Elohim biblici: cosa unisce questi eventi in apparenza disgiunti?
La sottotraccia della Storia Umana racconta di Due Linee di Sangue geneticamente predisposte sin dalle origini ad accogliere, nel tempo stabilito, l’incarnazione terrestre di Jahweh e di Lucifero, il Cristo e l’Anticristo, il Salvatore e il Traditore.
Negli ultimi 100 anni abbiamo conosciuto due degli aspetti più efficaci della propaganda satanica: il Nazismo e la costruzione ad hoc della “Teoria degli Anunnaki”.
Cosa accomuna Nazi ed Anunnaki?
I Nazisti dell’Ahnenerbe sostenevano che, all’alba dei tempi, gli Ariani Celesti erano giunti sulla Terra per dominare il pianeta costituendo due imperi, quello Atlantideo e quello Sumero, in seguito spazzati via dal Diluvio Universale cagionato dai Creatori a causa del malcostume e della violenza che gli Intrusi avevano diffuso tra gli Uomini.
I fanatici nazisti acclamarono Hitler come il “Messia degli Ariani”; il suo compito era cancellare, prima che fosse tardi, ogni traccia della Stirpe davidica e del suo Discendente, e predisporre la Terra al dominio della Razza Superiore, gli Ariani Celesti con cui era entrato in contatto grazie al suo mentore, il maestro della Thule Dietrich Eckart, il quale disse del suo allievo: “Noi gli abbiamo fornito i mezzi per comunicare con LORO”.
Ma, da Hitler a Goebbels, nessuno dei gerarchi nazisti esibiva il “tratto ariano” (alti, biondi, occhi azzurri); perché, allora, consegnare il mondo ad una razza non terrestre così diversa da loro? Perché gli apostoli del Sole Nero erano nulla più che schiavi degli Ariani, esecutori materiali di un apocalittico progetto di conquista.
La dimora celeste degli Anunnaki celebrati dalla fantastoriografia moderna è Aldebaran, l’Occhio Sinistro del Toro, il simbolo degli Illuminati di Baviera stampato sulla banconota da un dollaro, quegli Anunnaki dalle corna di Toro che lo stesso Sitchin considera il corrispettivo biblico degli Angeli Caduti, non degli Elohim Creatori. Questo dev’esser chiaro: gli Anunnaki e le bestialità con sembianze taurine adorate da Sumeri e Cananei sono ANGELI CADUTI, Intrusi che hanno corrotto il mondo allontanando l’Uomo da Dio.
Da quale stella giungono gli Ariani Celesti?
Accademici, occultisti e medium nazisti non avevano dubbi (ma non troverete nulla a riguardo in italiano): gli Ariani di Hitler provengono da Aldebaran. Il loro nome è AldebAriani. Il loro idioma è l’Ana’kh, la “lingua degli Anunnaki”.
L’inganno è rivelato: GLI ARIANI SERVITI DAI NAZISTI SONO GLI ANUNNAKI SUMERI celebrati dalla parte oscura della ricerca mondiale e venerati dai potenti della Terra.
Cambiano le tecniche di persuasione, gli strumenti di divulgazione, i volti, le divise ma i Padroni restano.

Anunnaki e Ariani; due nomi, una razza, una stella, un solo intento: convincerci ad odiare il dio biblico, annichilirci con la mascherata dell’uomo/schiavo, lasciarci dominare e consegnarci a Loro.
Qualunque versione darà la Storia dei fatti esposti, un punto resta: io li ho smascherati. La celebrazione della falsa superiorità degli Anunnaki sumeri e l'umiliazione degli Elohim nostre guide vuol predisporre un mondo ostile al Nostro Fratello Maggiore, quando il Suo tempo verrà.
Noi non lo permetteremo. Lo chiamano “Falso Dio”, “Falso Testamento”. Io dico che il Falso vien da loro, dai Falsi Profeti degli Anunnazi.
È il momento di depurare l’aria dalla nauseante fragranza delle loro imposture; è il momento di far conoscere ovunque la verità che si cela dietro la più grande impostura degli ultimi 30 anni.
È tempo di riprenderci il pianeta.


- Ci vediamo al Bivio, ragazzi.

VVB

mercoledì 4 ottobre 2017

LA FINE DEL SECOLO DI SATANA: 13 ottobre 1917 - 13 ottobre 2017

Con un incidente che poteva costarmi caro, il 13 ottobre 2010 ha inizio la mia avventura nel mondo della ricerca. Ma qui le vicende personali sono un minuscolo, insignificante tassello che si perde nel grandioso mosaico costruito nei millenni.
13 ottobre 1884: dopo una visione che presagiva un imminente periodo di tribolazione durante il quale l’Umanità, sollecitata dal diabolico bisbiglio, avrebbe rivelato tutto il suo potenziale autodistruttivo, papa Leone XIII compose l’“Esorcismo contro Satana e gli Angeli Ribelli”, un potente formulario in grado di scacciare le presenze demoniache che occupano e usano corpi umani per compiere atti disumani. Il periodo di tribolazione è stato definito il “Secolo di Satana” e ha avuto inizio il 13 ottobre 1917, giorno dell’ultima apparizione mariana a Fatima.
Questa data ricorre in numerose altre vicende storiche:
- il 13 ottobre 1918, mentre è impegnato sul fronte belga, Hitler viene reso temporaneamente cieco dal gas iprite rilasciato da una granata inglese; i Tre Giorni di Buio che seguirono, aprirono il varco che trasformò lo spento caporale nel demoniaco Führer che bramava di cancellare ogni Giudeo dal pianeta;
- il 13 ottobre 1792 viene posata la prima pietra della Casa Bianca che, dal 1800, è la residenza dei Presidenti degli Stati Uniti d’America; 
- venerdì 13 ottobre 1307, il re Filippo il Bello decreta la fine dei Templari con l’arresto di 546 cavalieri, tra i quali Jaques de Molay, Ultimo Gran Maestro dell’Ordine.

Il valore simbolico che il numero 13 ha per la Via Oscura è espresso senza alcun pudore nei 13 livelli della piramide che sostiene l’Occhio degli Illuminati (l’Occhio del Toro, la stella Aldebaran) sulla banconota da un dollaro, ma la sua importanza strategica nella lotta tra Bene e Male risale alle origini dell’Antico Egitto quando, in corrispondenza di questa data, il Lato Luminoso conseguì un risultato di cui fornisco maggiori dettagli nel testo.
Ciò che conta, ora, è il significato che ha per noi il venerdì 13 ottobre 2017. Il giorno in cui si chiude il Secolo di Satana. Cosa implica la conclusione di questo periodo? Segna la fine della libertà incondizionata concessa all’Ombra per vessare le anime terrestri e condurre il mondo ad un passo dal baratro. Falsi Profeti e Senz’Anima sono stati sul punto di farcela. Ma siamo ancora qui. In pochi, meno rumorosi degli Altri, Ma Siamo Qui.

Abbiamo scelto questo giorno per lanciare un segnale, celebrare un nuovo inizio, porre sul cammino una pietra miliare con su scritto: “Ora si fa sul serio”. Abbiamo lasciato che oscurassero il Cielo con la fuliggine delle loro bassezze contro Noi che sogniamo, contro i Nostri Fratelli di Luce e contro Dio. Hanno risvegliato odio e antisemitismo, fomentato quella superficialità spicciola con cui si liquida il Sacro come qualcosa per cui provar vergogna. 
13 ottobre 2010. 
Scampato per volere supremo al sollievo dell’oblio, ho promesso e non mi sono pentito che, negli anni a seguire, avrei dedicato parte della mia vita allo studio e all’ascolto, per consentire a Tutti di conoscerlo come in molti vorrebbero non accadesse. 4 libri come 4 le lettere del nome.
Oggi posso dire di aver tenuto fede alla promessa. E ora TUTTI sapranno cosa si cela dietro l’inganno dell’irresponsabilità sociale di cui siamo stati vittime. Il loro tempo è finito; non abbiamo ceduto alle false parole dei Falsi Messia.
13 ottobre 2017. 
Adesso tocca a Noi.

- Ci vediamo al Bivio, ragazzi.
VVB

domenica 1 ottobre 2017

IL PRIMO SECOLO DEL TERZO MILLENNIO

Fino ad oggi, abbiamo concesso ad insaziabili profanatori il diritto di esprimere la loro opinione sul Sacro, sul Divino, sui Nostri Fratelli Celesti. Hanno apostrofato Cielo e Terra, Uomini e Déi spogliando ogni realtà di qualsiasi valore. Per il gusto di danzare su un mucchio di macerie.
Abbiamo ascoltato sbigottiti, molte volte in silenzio, spiazzati da tanto furore, da una così feroce e persistente ostinazione nel convincerci che siamo “esperimenti” realizzati da brutali “alieni”. E il peggiore di questi, dicono, sarebbe il Dio in cui crediamo.
Abbiamo temuto per noi stessi, consapevoli che, oggi, confermare il Nostro Amore per il Padre significa restare isolati, essere considerati scarti di un mondo che non vuole più sentir nominare Dio.
Abbiamo accettato che una parte del pianeta non solo si allontanasse, ma si impegnasse ad allontanarci da Lui. Ma siamo stati bravi. Abbiamo opposto resistenza. Non ci siamo piegati. Non siamo caduti in nessuna trappola. E ora siamo qui. Alle soglie della conclusione di un’Era di odio che non vuole mollare la presa sul nostro tempo.
Le Anunnakerie alla Sitchin hanno fatto il loro tempo. I giochi di prestigio dei suoi seguaci a noi contemporanei non ingannano più chi guarda verso l’alto.

Noi. Siamo. Il Nuovo.
Dimostrerò che la sistematica demolizione del Nostro Padre ha un mandante e un movente. Sul mandante, avremo modo di tornarci. Riguardo il movente, ogni anima coinvolta in questa sottile contesa, sa benissimo che, da tempo immemore, mistici, esoteristi, scienziati, politici, da Isaac Newton a Eliphas Levi, annunciano che il Primo Secolo del Terzo Millennio è il tempo in cui Egli si incarnerà e tornerà a vivere tra Noi. L'ossessiva profanazione della Bibbia ha scopo di preparare un mondo ostile al suo RITORNO.
Loro ci proveranno. Noi risponderemo.
Tenendo Fede all'Amore che non ci ha mai abbandonati.
Piero Ragone
VVB

martedì 26 settembre 2017

DESTINAZIONE TERRA


Il passaggio che unisce due vagoni in un treno medio da classe operaia ricorda l’ingresso delle case horror dei Luna Park anni ’80, quando ancora potevi veder pendere cavi elettrici e strutture portanti come parte integrante dell’attrazione.
Luci, musiche e suoni di sottofondo cedono il passo a tunnel tenuti assieme da braccia invisibili, echi profondi scanditi dal vento e voci metalliche diffuse da corni antichi. 
Le stazioni sono i luoghi degli addii e degli abbracci, dei “dolorosi doveri e degli strazianti distacchi”. 
L’essenza ontologica dei bambini dovrebbe essere giocare e ridere; eppure lì, davanti a me, c’ere una bambolina in miniatura in braccio al Padre; affannato, preoccupato, il Papà aveva premura di lasciare la piccola in tempo nel Luna Park vagante, prima della partenza, assieme a tutti gli altri piccoli, pronti per andare. Ma, quando lascia il fagottino su quel sedile, troppo grande per non rischiare di inghiottirla, la piccolina non sembra felice. Ha il broncio di chi deve decidere se vale la pena piangere. Il Padre la saluta con affetto, poi mormora paroline infantili, consegnando in quelle mani minute un biglietto con scritte incomprensibili.
                     

“Perché Papà mi sta lasciando? – avrà pensato la piccola - Non mi vuole più bene?”.
Si ostinava a guardare quel biglietto cartonato riversandogli contro il suo disprezzo. Era lui il colpevole. Lui la portava lontana da quel Padre che si rendeva ridicolo per attrarre l’attenzione della piccola, strappare ancora un lieve sorriso a quel musetto imbronciato. Ma la risposta della bambolina era il freddo sguardo vitreo di chi non vuole dire addio. Come se la colpa fosse del Padre o del biglietto. 
La meta è scritta, lì, tra quelle righe, ma appare ignota. Ancora troppo piccoli per leggere, non sappiamo ancora che quel viaggio ha un ritorno assicurato. “Ecco – diciamo – tutti i Papà fanno così: ti mandano con gli altri bambini in un posto in cui nessuno vorrebbe andarci”.
“Cosa vuole da noi questo luogo? E, se ne avrò bisogno, potrò chiedere a Papà di ritornare a prendermi?”.
Ma non c’è colpa nel Padre, che ci ha lasciati su quel treno, destinazione Terra, e non c’è colpa nel biglietto, perché quel viaggio è pagato con la nostra carta di credito karmica. 
È per dare a noi una chance di rimediare ad errori passati, e consentire al mondo di risollevarsi con il nostro aiuto. Per questo dobbiamo partire. 
Metterci in viaggio è nostro dovere. Ce la prendiamo con il Padre che ci accompagna, che si rende buffo per farci sorridere, che dice di star tranquilli, perché ritorneremo, e ci rivedremo, e rideremo ancora insieme. 
Non siamo lucidi abbastanza per comprendere che, metterci sul quel vagone, è il più grande Dono che Lui possa farci: il viaggio premio di una vita sul suo capolavoro azzurro.
Con la promessa scritta del ritorno. 
E la certezza che, ad attenderci presso i binari dei dolori addii, ci sarà ancora Lui, sorridente come lo è chi non ti vede da tanto tempo ... lo stesso Papà che non abbiamo voluto salutare, imbronciati, alla partenza, questa volta sarà lì per riprenderci.
E riportarci finalmente a Casa. 
VVB

domenica 20 agosto 2017

MEMORIE DELL’EDEN

La piccola casa era spuntata su una collina di zucchero, con un castello medievale e una chiesetta a proteggere i suoi orizzonti.

La notte sapeva essere così profonda da scoraggiare quelli della mia specie a guardarla negli occhi; si spingeva oltre una strada color carbone che si immergeva in una liquida oscurità e, da laggiù, proveniva di tutto: passanti, girovaghi, messaggeri, esseri di mondi innocui. A volte nel buio rantolava un  motore invisibile, un sibilo danzante, una musica senza strumenti.

Io sedevo sul palmo di una mano rosea contornata da alberi senza frutti e coperta da cieli pieni di amici. Le panchine, attorno, brillavano di lucciole di cartapesta.
E vedevo le vite sommerse, i viaggi ininterrotti tra il silenzio e le promesse; immaginavo i posti da cui provenivano, le parole che avevano inciso, i ricordi che avevano lasciato. Ero spettatore di ogni anima che voleva essere ammirata, che usciva dal buio e ritornava nel buio, illuminandosi solo nel tempo del passaggio.
Ero un re su un trono di arcobaleno.
E mi sentivo al centro del mondo.
Quel posto esiste. Il suo nome è ovunque. Cercate sulle mappe, cercate nelle cronache, cercatelo nei Testi Sacri.
Ma se non ci crederete non lo troverete.
Alcune favole hanno bisogno di essere vissute prima di essere trascritte.
VVB

UN PENSIERO PIU' VELOCE DELLA LUCE

Uno dei paradossi con cui gioca la Scienza quando si confronta con il Tempo dice: se io inviassi alla velocità della luce un messaggio vocale (perdonatemi, scelgo qualcuno a caso tra gli Amici) a FrancescaIlenia,Daniele e Gabriele, loro riceverebbero il mio messaggio PRIMA che io lo abbia inviato.
Non è possibile, diremmo tutti, eppure questo PRIMA lo abbiamo giù sentito: Matteo 6,7-8 
"Quando pregate, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole; il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ANCOR PRIMA che gliele chiediate".
Matteo (o chiunque sia l'autore del testo) dice proprio così, "(...) προ του υμας αιτησαι αυτον" "(...) PRIMA che Voi chiedete a Lui". Il Padre riceve PRIMA quello che non abbiamo ancora espresso a voce perché il pensiero non ha la stessa consistenza del suono; ha una velocità, una "leggerezza", una composizione differente. Ora, sappiamo che la Parola ha un potenziale eccezionale, sia creativo sia distruttivo; ma il pensiero è ciò che da' potere alle parole. 
Alzi la mano chi non si è mai portato sfortuna da solo, per poi dire "Ecco, lo sapevo ..."; "Capitano tutte a me" o "Ne ero certa che sarebbe andato storto!".
Quante volte diciamo: "Lo sentivo che avresti risposto così"; oppure "In qualche modo sapevo quello che stavi per dirmi". Non si tratta di poteri sovrannaturali. E' il pensiero che ha una velocità maggiore e, se siamo predisposti a quel tipo di "ascolto", lo percepiamo PRIMA che sia proferita parola. 
L'aspetto poco piacevole è questo: la maggior parte dei pensieri che abbiamo sono negativi. Su noi, sul mondo, sugli altri. Sono davvero pochi gli ambiti nei quali ci riteniamo pienamente soddisfatti. Pensiamo in modo contorto, diciamo cose contorte, accadono cose contorte.
Neale Walsch, nelle sue "Conversazioni con Dio", ha scritto qualcosa che suona più o meno così (non ho io testo con me) "Come prima cosa, noi pensiamo, e questo condiziona tutto il resto, l'elaborazione e l'azione che ne seguono o NON seguono, se il pensiero ci suggerisce di non far nulla"; ma Dio gli risponde: "Prova a invertire l'ordine, agisci, elabora ciò che hai fatto e POI formula un pensiero sull'accaduto".
Tanti fattori esterni pregiudicano l'integrità del nostro pensiero. Vogliamo essere propositivi e ottimisti ma incontriamo così tanti ostacoli da sentirci sempre prossimi alla resa. Non vorremmo mai, eppure quante volte tentenniamo e diciamo "No, così non ce la faccio"?. 
Lo vedo su di me: quando approccio il mio lavoro con qualche dubbio, la giornata è fiacca, semino poco, raccolgo anche meno; quando invece parto con l'idea che io e Einstein ci diamo del Tu, allora produco senza sosta.
Ormai al termine della sua carriera, Muhammad Alì confessò: "Credete davvero che quando DICEVO di essere il più grande, fossi realmente convinto di esserlo? No di certo, ma l'unico modo per diventarlo era imporre ai miei amici, alla mia famiglia, ai miei allenatori e a me stesso di ripetermelo ogni giorno, per decine di volte al giorno. Quel magico mantra penetrava nella mia mente e si trasformava in un pensiero che non mi abbandonava. Diventavo quel pensiero. Sei il migliore, Sei il migliore. E lo sono stato". Questo era il suo segreto, ed è così che ha sconfitto avversari che lo avrebbero messo al tappeto senza pietà se con il pensiero, nella sua mente, non li avesse già sconfitti. E i suoi rivali, abbagliati da quella convinzione disarmante, percepivano la forza dirompente di quel pensiero vincente.
Scriveva Sun Tzu nell'Arte della Guerra: "Il più grande condottiero è colui che vince senza combattere", ed è così. Il più nobile dei pensieri vince il più imbattibile dei nostri oscuri avversari; perché il suo gancio arriva PRIMA. E' un pensiero nobile, contro.di lui non hanno scampo. 
I pensieri hanno ali d'angelo; le parole hanno gambe umane.
Sun Tzu diceva anche: "Combatti con metodi ortodossi, vinci con metodi straordinari". Pensare l'impossibile per ottenere l'impensabile è un metodo straordinario. 
Nei tre anni di scuola media ero uno di quegli studenti magrolini che prende sempre botte dai numeri uno che mettono all'angolo i tipi come me per farsi belli agli occhi delle fanciulle. Qualcuno avrebbe mai creduto che sarei riuscito in qualcosa? Il me plasmato da una società perdente era un perdente. Il me deceduto qualche anno fa non ne era in grado. Ma ho creduto nell'impossibile, e ho ottenuto qualcosa che si riteneva impensabile, niente che abbia a che fare con la materia. E' una questione di Spirito.
Eppure tante volte ho fallito la prova del pensiero, mi sono lasciato avviluppare da immagini contorte che dipingevano ai miei occhi un ritratto di me che non rispecchiava il mio "vero" me. Ma io inciampo per contratto. 

Voi dovete fare meglio.
E chissà, forse un giorno scopriremo che qualcuno avrà letto questo messaggio PRIMA che lo pubblicassi.
VVB

NON CONQUISTARE IL MONDO. CONQUISTA TE STESSO.


Dio è un genio. Sa darti lezioni anche quando pensi che sei tu a darne a Lui. Madre Natura scelse di farmi bassino (1.72 non è cifra da giganti), con un serio disturbo alla vista, timido fino all’eccesso, introverso da far venire noia, un genio dietro i banchi ma un disastro nello sport.
E io, come risposta, scelsi il tennis. Mi piaceva perché nel tennis non c’è squadra. Tu vinci tu perdi. Ma non c’era la possibilità di frequentare buone scuole, avere buoni maestri. 
E così feci da me. Un allenamento “matto e disperatissimo”, dovevo arrangiarmi con racchette non convenzionali, palline di gomma per non far rumore, e poi correre correre correre. Il mio coach era il VHS: imparavo strategie da match che registravo e rivedevo giorno dopo giorno. La mia prima racchetta seria fu una Dunlop da bassifondi; la seconda fu una Prince Classic Graphite che splendeva anche di notte. Prince, come il principe che volevo diventare. Non compravo completi; li disegnavo e mia madre li confezionava per me. 
Il mio gioco aveva molte lacune: servizio senza peso e diritto spento, ma avevo un rovescio bimane da urlo e una determinazione imbattibile. Quel furore che non puoi domare. È così che ho vinto quasi tutti gli incontri. Quasi sempre in rimonta: quando quelli più bravi di me (cioè tutti) mi distaccavano, tiravo fuori gli artigli e li rimettevo al loro posto. Era vivere in funzione di un’idea: i miei limiti fisici, la mia scarsa preparazione, la mia estrazione sociale dicono che non posso farcela; io voglio dire il contrario. Vincere quando tutti dicono che non ti è concesso vincere.
In Matchpoint, di Woody Allen, il protagonista afferma: 
“Chi disse ‘Preferisco avere fortuna che talento’ percepì l'essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia tutto così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e in quell’attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po' di fortuna va oltre e allora si vince. Oppure no e allora si perde”.
E io credevo che nessun nastro potesse fermare i miei colpi; ero convinto che tutte le volte la pallina sarebbe caduta dalla parte giusta. E per un po’ è andata così. Ho alzato qualche coppa, ricevuto qualche medaglia; sono rimasto imbattuto per un anno intero. Molti pensavano che avrei potuto osare una onesta carriera da semipro.
Ma arriva per tutti il tempo degli esami.


Settembre 199X. Mi iscrivo ad un torneo che avevo vinto l’anno precedente. Fui sorteggiato al primo turno con un amico, ci siamo allenati assieme per tutta l’estate. Ma lui aveva un allenatore, io no.
Lui aveva il pubblico dalla sua, io no (ero ancora “quello da battere”). Per la prima volta, mi sentii inadeguato, c’era la sensazione che quello non fosse il posto dove avrei dovuto essere. Conoscevamo i punti deboli l’uno dell’altro. Il suo era il rovescio. Il mio era tutto il resto. Vinco il primo set 6-3. Facile, troppo facile. Ma lui è in gamba, sa dove colpire, sa dove non posso arrivare; vince il secondo 6-4 e si porta 5-4 nel terzo dopo 3 ore e mezza di pura scherma. Ancora un punto e sono fuori. Lui serve, tira a destra, sinistra, ancora destra e poi sinistra, faccio il tergicristallo come se quella palla racchiudesse il mio futuro e se fosse caduta sarebbe esplosa cancellando un’illusione. Non potevo lasciare che accadesse ma, in fondo, lo avevo capito. Quella partita non era per me, quello sport non era per me, quella racchetta non era per me. Volevo dimostrare che potevo vincere battaglie per le quali non ero nato. Ma Dio mi ha ricordato che c’era ben altro da fare. E quel nastro, che prima lasciava passare tutti i miei colpi, quella volta trattenne la pallina. Che cade dalla mia parte. Risultato finale: 3-6.6-4.6-4. Fuori al primo turno. Ho distrutto la mia Prince sotto gli occhi di tutti a fine gara come Cobain distruggeva la sua Fender Jaguar mancina a fine concerto. E non sono più tornato su un rettangolo di gioco. Nemmeno per gioco. 
Ma non perso. Ho vinto. Quella sconfitta mi ha condotto sulla strada che percorro adesso.
I nostri campi di battaglia sono quelli in cui sentiamo di poter aggiungere qualcosa. Portare linfa nuova. Dare un contributo in meglio. Se combatti le battaglie di un altro, a vincere sarà un altro. Se combatti le battaglie sbagliate, ottieni vittorie sbagliate. Dimostrare a me stesso che potevo sconfiggere avversari più grandi e grossi di me è stata una sinfonia che la mia anima non scorderà mai. Ma lì potevo solo alzare coppe e collezionare medaglie. Qui posso vincere la piaga dell’ignoranza e il flagello della menzogna. Porgere la mano ad un mondo che ha bisogno di aiuto. Niente palline e racchette adesso. Solo penne e quaderni. 
E la mia vecchia martoriata Prince, li come un trofeo, mi ricorda che ci vuole fortuna anche quando devi tirarti indietro al momento giusto. E che non devo mai aver paura di perdere: può essere la vittoria più importante della mia vita.
- Piero Ragone 
VVB

giovedì 10 agosto 2017

L'ORGOGLIO DI UNA CICATRICE


La maggior parte delle cicatrici hanno 3 aspetti negativi: sono antiestetiche, suscitano domande da parte di chi le nota, mantengono vivo in noi il ricordo (spesso non felice) di ciò che le ha provocate. Tuttavia, possiedono un pregio che supera ogni imbarazzo.
La parola "cicatrice" non rende giustizia; deriva da un termine sanscrito che significa "annodare, saldare, unire". La cicatrice è il segno della ferita risanata. Ma, quasi sempre, la nostra memoria conserva il momento in cui ce le siamo procurate, non la fase successiva in cui abbiamo ricevuto le cure necessarie.
La cicatrice è un segno indelebile, un segnalibro tra le pagine del diario della nostra vita che ricorda i periodi difficili che abbiamo affrontato, le battaglie che abbiamo superato, gli errori che abbiamo commesso, le scelte sbagliate nelle quali ci siamo persi.

Dice Paulo Coelho ne Il Manoscritto Ritrovato ad Accra:
"Alla fine arriverà un tempo in cui i momenti difficili saranno solo storie da raccontare con orgoglio a chiunque vorrà udirle.Bisogna essere orgogliosi delle proprie cicatrici. Esse sono medaglie che marchiano le carni e spaventano l’avversario, mostrando che ha di fronte un uomo che possiede una grande esperienza nel combattimento".



Maggiore è stata l'incidenza di una cicatrice, minore sarà l'irruenza dell'ostacolo successivo. 
Il potere di un ostacolo di incutere timore in noi diminuisce quanto più aumenta la nostra capacità di essere fieri dei segni delle battaglie vinte che la vita ci consente di esibire.
Chi non prova imbarazzo per le proprie cicatrici diventa il peggior nemico del suo ostacolo.
Qualcuno dice che le stelle cadenti sono le "ferite del Cielo", i segni delle battaglie vinte e perse, dei successi e dei fallimenti di chi Crea con buone intenzioni ma poi scopre che anche l'Eterno ha un limite, e che persino l'Amore a volte lascia segni dolorosi.
Finora la vita mi ha regalato 13 cicatrici visibili (alcune molto visibili), 13 poco visibili (tra queste, 1 sullo sterno, 2 negli occhi, 2 dove crescono le ali). Per non parlare di quelle dell'Anima.

Eppure sono ancora qui.
Ed è per questo che i miei ostacoli mi temono. E fanno bene.

VVB

venerdì 28 luglio 2017

NON VEDO NON SENTO NON PARLO

Da circa 12 mesi, provoco consapevolmente ("provocare" è la parola giusta, perché cerco esplicitamente una reazione) tutti quelli che hanno imparato ad odiare il dio della Bibbia negli ultimi 10 anni e che inveiscono contro di me perché, pare, che io lo difenda, a dire CHI ha istillato in loro questa feroce avversità nei confronti di Dio, della Religione e, soprattutto, di coloro che continuano, nonostante tutto, a sentirsi legati ad esso. 

E in 12 mesi, MAI un nome; sempre vaghi riferimenti: "ho capito a chi ti riferisci"; "so quale nome vuoi farmi pronunciare"; "so bene a chi stai pensando"; "se ti riferisci a lui ti sbagli", "ho la mia testa, non è lui, quello che stai immaginando tu" ....
Ma lui chi? Non mi sono mai illuso che Falsi Profeti e Mercanti del Tempio si muovessero da soli; sono un esercito sterminato ...
All'inizio credevo fosse un caso; io non ho mai avuto problemi ad affermare che sono o non sono d'accordo con qualunque ricercatore fossi messo a confronto; l ho detto dal vivo, nelle interviste radiofoniche e anche per iscritto. Ma quando ho cominciato a cogliere questa strana e diffusa omertà, mi sono posto delle domande (le domande sono il mio pane quotidiano): ma perché non lo nominano MAI? perché lui no? chiedo chi li ispira, e tacciono; chiedo quali libri hanno letto, e sbraitano. Ma perché? 
I riferimenti sono così espliciti da rendere risibile una simile "timidezza". Eppure, il silenzio è fin troppo roboante per passare inosservato.
Ora chiedo a Voi: quando qualcuno mi scrive che il "mio" Dio è un ET assassino troglodita bipolare mangiabambini (come i Comunisti di una volta), e domando da chi hanno appreso queste meravigliose nozioni e questo linguaggio poetico, PERCHE' TUTTI e sottolineo TUTTI, tacciono e non fanno nomi? 
Devo chiamarla omertà? spero di no, perché dalle mie parti, omertà è sinonimo di una brutta piaga dell'Italia ...

A CHI VIVE PER CONFONDERE LE IDEE

 L'Islam non ha introdotto nel mondo un nuovo dio; Allah è lo stesso dio ebraico e cristiano. Il profeta Muhammad (noi diciamo Maometto) non rinnegava né disprezzava l'Antico e il Nuovo Testamento, e non condannava i principali profeti del passato; il fondamento dell'Islam è ribadire con nuovo vigore la volontà divina che Ebraismo e Cristianesimo hanno, nel tempo, corrotto e distorto e usato nel peggiore dei modi. 
Una delle prove che si tratti della stessa entità è che Allah è detto " IL SIGNORE DI SIRIO" (Corano, 53: 49) e, come sostengo in DOMINION, lo stesso Jahweh proviene da Sirio.Nel 1967, un certo Muhammad Alì rifiutò la chiamata alle armi e disse no alla guerra in Vietnam adducendo come motivazione giuridica che la sua fede rigettava il ricorso alla guerra perché Allah è "un dio di pace".
Alì rischiava 5 anni di reclusione e trascorse il periodo più florido della sua carriera non sul ring, ma in tribunale a difendere i suoi diritti. Solo nel 1971 la Corte Suprema riconobbe la validità della sua obiezione di coscienza.
Qualche esaltato si serve dall'identificazione Allah-Jahweh per tuonare che il dio degli Ebrei è mandante dell'ISIS e, quindi, è sempre il famigerato dio ebraico a istigare violenza su violenza. Sempre lui. Ovunque ti giri,

Alì rischia il carcere perché la sua è una fede di Pace e Allah è misericordioso; l'ISIS, e chiunque gli sta dietro e non sa nulla di Islam, uccide in nome di Allah perché "Allah lo vuole".
Dando per scontato che chi punta il dito contro il dio biblico ha le sue diaboliche ragioni per farlo;
mi domando: chi tra Alì e i tagliagole dell'ISIS non ha capito un bel niente del vero significato della Religione e di Dio?


mercoledì 14 giugno 2017

Elohim biblici e Anunnaki sumeri: due distinte civiltà non terrestri



Elohim e Anunnaki,
due popoli celesti discesi da realtà stellari differenti 
e con scopi differenti


Uno degli errori non casuali commessi dalle vecchie generazioni di ricercatori e che oggi, in troppi, continuano a sostenere che gli Elohim della Bibbia coincidano con gli Anunnaki sumeri.

Non è solo un errore di valutazione: è un’astuzia sottile e ricercata.
Diffondendo l’idea che il popolo ebraico non sia stato in grado di produrre nulla di originale ma si sia limitato a “copiare” i testi sumeri e babilonesi, si toglie attendibilità alla cultura ebraica, al suo popolo e, ovviamente, al suo dio (che è l’obiettivo principale). Le conseguenze di questa invenzione letteraria cadono tra il ridicolo e il disastroso: ho letto cose come “Jahweh, l’Ultimo degli Anunnaki”, “Jahweh al servizio di En.ki”, “Jahweh fratello di En.ki” …

Deuteronomio 32,8

Quando l’Altissimo diede alle nazioni la loro eredità, quando separò i figliuoli degli uomini, egli fissò i confini dei popoli, tenendo conto del numero dei Figli del Cielo”.
L’Altissimo, che non è Jahweh, ha provveduto affinché ogni popolo terrestre fosse affidato alle cure di un popolo celeste; per cui è plausibile che gli Elohim dell’Antico Testamento non siano gli Anunnaki dei Sumeri: gli Elohim hanno cura di un popolo; gli Anunnaki di un altro.

La Genesi dice con chiarezza che Jahweh
Genesi 1,28 

Li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominatela”.
En.ki e il suo team di scienziati (sono parole testuali di Sitchin) non si espresse in questi termini; non benedisse ciò che aveva creato, non consegnò il pianeta all’Uomo. En.ki e i suoi bravi Anunnaki avevano bisogno di SCHIAVI.

E se il popolo celeste che era stato affidato ai popoli mesopotamici hanno inteso il rapporto con noi della Terra secondo la logica del Padrone/Schiavo … questo è un problema che riguarda Sumeri e Babilonesi; non tutto il mondo.
Generalizzare significa mancare di rispetto a tutte le culture del mondo. Qualcuno sostiene che i Maya, gli Aztechi, gli Incas in America del sud e i popoli delle praterie nell’America del nord, i Greci, i Romani, gli Egizi hanno conosciuto ciò che i Sumeri hanno conosciuto per primi: gli Anunnaki.
Una teoria del tutto priva di fondamento. Sul serio dobbiamo credere che Osiride era un Anunnaki dei Sumeri? Odino era un Anunnaki? Provate a raccontare agli indiani Hopi, o agli aborigeni australiani che il loro dio è un alieno sumero che li ha creati come schiavi …
Questa associazione Elohim/Anunnaki è uno dei capisaldi di una teoria antiquata che è doveroso superare per costruire un nuovo sistema di idee.
In molti sono giunti quaggiù dalle stelle, e l’Antico Testamento è chiaro: gli ELOHIM creano.


Altrettanto chiari sono i testi sumeri: gli ANUNNAKI manipolano, conquistano, schiavizzano.

Distinguere opportunamente le due specie e confutare chi continua a proporre l’associazione Elohim barra Anunnaki è uno dei primi passi per costruire un sistema nuovo di interpretazione e rivalutazione del rapporto tra noi e il Cielo: ci sono Creature che promuovono la vita sulla Terra; ci sono Creature che la sfruttano e la distruggono.
Gli Anunnaki sono gli Angeli Caduti della tradizione apocrifa ed enochiana.
A voi comprendere l’intento di chi li esalta a dispetto degli Elohim …
Siamo una nuova generazione: le idee espresse nel 1976 restino pure nel 1976, noi ci battiamo per una Nuova Era.





mercoledì 4 gennaio 2017

LE ORIGINI ALIENE DEL CONFLITTO CHE SCRIVE LA STORIA OCCULTA DEL MONDO

Da Sirio e da Aldebaran provengono le entità non terrestri maggiormente coinvolte nelle dinamiche vitali del nostro pianeta.

Sirio è la dimora celeste degli Elohim di Jahweh, Aldebaran è la stella di provenienza dei Baalim (i “tori”), gli Anunnaki dei Sumeri; il loro leader è noto come Enki, Baal, Helel ben Shahar, Lucifero o Samael.
I primi sono i Creatori della vita sulla Terra; i secondi sono gli Intrusi, gli Angeli caduti che operano per boicottare il destino evolutivo della razza umana.

Tra le due fazioni è in atto una guerra millenaria che oggi sta giungendo al culmine; l’accanimento odierno nei confronti del dio biblico e l’insistenza sulla superiorità degli altri déi hanno il preciso scopo di sminuire il ruolo che la stella Sirio e i suoi abitanti hanno a beneficio della vita terrestre; quello che nessuno ammetterà mai è che Jahweh, il tanto odiato dio dell’Antico Testamento, ha condotto le sue guerre non per le frivole ragioni sinora addotte ma per liberare la Terra dalla minacciosa presenza dei Baalim di Aldebaran, i Vigilanti Traditori descritti nei Libri di Enoch, la cui condotta amorale, corrotta e violenta, senza il contrasto degli Elohim di Sirio, avrebbe già cancellato ogni forma di vita dalla Terra.
Perché si pone l’accento solo sulla indole guerresca del dio biblico, senza mai spiegare contro chi e per quale ragione? Perché ammettere l’esistenza dei Baalim al seguito di Helel ben Shahar e delle forze negative che provengono da Aldebaran porrebbe tutti di fronte ad alcune scomode domande: i governi ombra che gestiscono i poteri (politico, economico, religioso) sulla Terra da quale stella dipendono? Con chi interagiscono? Sirio o Aldebaran? E chi si accanisce con tanta irriverenza contro il dio biblico sta rendendo i suoi servigi agli Elohim di Sirio o agli Angeli Traditori di Aldebaran, l’occhio del Toro, la stella di Lucifero?