PIERO RAGONE
è filosofo, ricercatore, scrittore, studioso di religioni e di esoterismo. Il suo campo d’indagine è tutto ciò che la scienza non è in grado di spiegare. Nel 2013 ha pubblicato Il Segreto delle Ere con la Macro Edizioni; il 2015 è la volta di Custodi dell’Immortalità, il 2016 è l’anno di Dominion – Le Origini aliene del Potere, entrambi editi da Verdechiaro Edizioni e Nexus Edizioni.
Nel 2017 riceve la laurea honoris causa in Scienze Esoteriche e pubblica Bloodlines, La Storia delle Due Linee di Sangue che Preparano l'Avvento del Messia e dell'Anticristo.
È ospite di convegni nazionali e internazionali e il suo nome è accostato ai maggiori interpreti della ricerca italiana e mondiale. È docente presso la Libera Università Italiana degli Studi Esoterici “Achille D’Angelo - Giacomo Catinella”, Facoltà di Scienze Tradizionali ed Esoteriche, Dipartimento UniMoscow, dove è titolare di due cattedre: Archeoastronomia Esoterica e Percorsi Iniziatici e Fenomenologia Angelica e Demoniaca.
L’esperienza dell’insegnamento si è tradotta nell’organizzazione di Seminari in cui vita vissuta e nuovi sentieri di Consapevolezza si intrecciano per rivelare I Segreti della Via Iniziatica.

giovedì 18 dicembre 2014

sabato 13 dicembre 2014

UNA NUOVA GENERAZIONE 
HA BISOGNO DI NUOVE IDEE
PER COSTRUIRE UNA NUOVA ERA


E' TEMPO CHE LA TEORIA
"ANUNNAKI/PADRONI - UOMINI/SCHIAVI"

VADA IN PENSIONE

I NOSTRI CREATORI
SONO 
NOSTRI PADRI

lunedì 8 dicembre 2014

Mi aveva accusato pubblicamente di essere
il "Profeta dell'Empio"; 
di scrivere cose "pericolose .... x me";
 di essere "Colui che annuncia l'Anticristo", 
o qualcosa del genere. 
Ora lo ha messo per iscritto 
(bisogna dargli atto che è stato di parola!) 
Vabbè  ... questa mi mancava ...

Con l'augurio che un giorno possa perdonare se stesso       come io l' ho già perdonato.

 http://www.marcovuyet.com/ALARMA%20LA%20VENUTA%20DELL%27EMPIO.htm

mercoledì 3 dicembre 2014


I Nostri Creatori sono Nostri Padri
Noi i Loro Figli
La Teoria dei Padroni Alieni che hanno creato Schiavi 
è al Tramonto ...
Una Nuova Era è pronta a Sorgere

sabato 8 novembre 2014

Sabato 29 novembre 2014 
Libreria Roma - Bari 
ore 18.00

SEGRETI NEL CIELO
ERESIE SULLA TERRA 

Teodoro BRESCIA - PIERO RAGONE - Sandro ZICARI 

giovedì 6 novembre 2014

SEGNI CELESTI 
6 dicembre, Hotel Abitart 
Roma, h 14.00 - 20.00.
Presentazione Nazionale 
I Segreti delle Pietra del Destino 
di Adrian Gilbert.
Relatori: Chiara Dainelli, PIERO RAGONE
Leon Lyon Zagami, Leonardo Lovari.  

martedì 4 novembre 2014

SEGRETI NEL CIELO 
ERESIE SULLA TERRA
con 
Bauval - Brescia - Biglino - Ragone 

venerdì 17 ottobre 2014

 L'UNITA' DI MISURA DELL'ANIMA 
E' LA LUCE

Piero Ragone
- Il Segreto delle Ere

domenica 5 ottobre 2014

venerdì 29 agosto 2014

lunedì 18 agosto 2014


L'Avvento di un Nuovo Messia 
non è solo una Speranza di Fede, 
ma una CERTEZZA STORICA.

È questo 
IL SEGRETO DELLE ERE

"In persecutione extrema sacrae romanae ecclesiae sedebit Petrus romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibi transactis, civitas septis collis diruetur, et Judex tremendus judicabit populum suum."

giovedì 14 agosto 2014

"Da cosa riconosci un Profeta?"
"Dal numero di persone che dicono che non lo è."

mercoledì 13 agosto 2014

"In tempi oscuri e disperati, Nostro Signore volge lo sguardo al Suo gregge e sceglie un uomo fra tanti, un uomo che guidi il suo popolo, un uomo per cui l’impossibile non esiste, un uomo che riporti la Speranza in un mondo di disperazione
E chi siamo noi per sentenziare sull’operato dell’Onnipotente? 
Egli sceglie i Suoi servi per portare a compimento il Suo disegno e, quando chiama un uomo a questo Sacro compito, Egli concede un dono al Suo Prescelto, ed è peccato mortale nascondere nella terra un dono di Dio."

lunedì 28 luglio 2014

INTERVISTA RILASCIATA A RADIO MADE IN ITALY

·       Chi è Piero Ragone in tre pregi e tre difetti

Sarebbe più facile spiegare chi è Piero Ragone “in un pregio e 33 difetti”…
Credo di possedere tutti i difetti di indole di un uomo empatico, incapace di reagire con la giusta e dovuta moderazione dinanzi alle cose che non vanno come dovrebbero; non sopporto l’odio e la violenza, soprattutto quando sono gratuiti e immotivati, e convivo a fatica con la sensazione di non poter far nulla dove ce n’è bisogno.
Riconosco che non è facile instaurare un rapporto di amicizia con me, sono estremamente protettivo nei confronti della mia privacy.
Il pregio credo sia soltanto uno: non mollo mai, neanche quando dovrei. 

·       Di cosa ti occupi nella vita?

La ricerca è il mio lavoro, la mia vocazione, la mia missione. Non ho altri interessi degni di nota al di fuori di questo, per il momento. Come studioso sono interessato al nostro passato, alle origini della presenza umana sulla Terra, alle lacune della Storia che attendono di essere colmate; come uomo, sono interessato al nostro futuro, alle sfide che ci attendono. Non si può non cogliere l’impellenza di risanare una situazione di regresso e svalutazione dell’essere umano che è diventata insostenibile. Contiamo molto di più di quello che alcuni si ostinano a farci credere.

·       Come nasce questo libro e di cosa parla, cosa vuole mettere in evidenza?

Come nasce tutto ciò che è frutto di amore, passione e dedizione; il presupposto iniziale era proseguire sulla falsariga del percorso inaugurato da Custodi dell’Immortalità (edito da Bastogi nel febbraio 2011), indagare sui misteri dell’Antico Egitto. Il progresso negli studi ha condotto alla scoperta di una folgorante realtà, rimasta finora ignota, che ha imposto una ridefinizione dell’intero progetto; seguendo l’evolversi della ricerca, pagina dopo pagina, si avverte con chiarezza il passaggio dall’analisi storica del periodo in cui visse il faraone Akhenaten a qualcosa di più grande, si assiste al lento emergere di una verità che non poteva non essere resa nota: chi ha portato la vita sulla Terra non lo ha fatto per assoggettare l’Uomo con scopi infimi ed egoistici; al contrario, il mio lavoro dimostra che i nostri Padri Celesti hanno ideato un progetto che accompagna l’evoluzione della razza umana con il periodico Avvento di un Messia in ogni Era zodiacale. È sempre accaduto in passato, ed accadrà anche nell’Era cui siamo prossimi. 

·       Quanto c’è di vero e quanto c’è di “romanzato”?

L’unico “romanzo” è quello che scrivo vivendo giorno dopo giorno.
Sarebbe presuntuoso da parte mia asserire che tutto quanto ho riportato nei miei lavori è una verità incontestabile; ogni ricerca non è perfetta ma sempre perfettibile e, quindi, confido nel fatto che, se ho commesso degli errori, io stesso o chi deciderà di proseguire le mie ricerche saremo in grado di correggere le eventuali inesattezze. L’Avvento di un nuovo Messia è una certezza storica, non un vaneggiamento religioso, e ho grande fiducia nel valore positivo del messaggio che diffondo. Il nostro compito è lavorare sempre per il progresso e mai per diffondere sfiducia e pessimismo. Con la pretesa di rendere gli uomini liberi dalla schiavitù di presunte menzogne secolari, molti sabotatori stanno inquinando l’animo umano con idee viziate da un cinismo e un nichilismo dal potenziale devastante per il nostro futuro.

    ·       A chi si rivolge Il Segreto delle Ere?


A tutti, nessuno escluso. Anche a quelli che, a causa del contenuto del libro, si augureranno che qualcuno mi pianti una pallottola in testa.

·       Il libro di successo che avresti voluto scrivere tu e perché

Una Stagione all’Inferno di Arthur Rimbaud, poeta francese della fine dell’800; l’ho amato sin da quando ero bambino e, quando viaggio, ne ho sempre una copia con me. È il frutto di un lavoro interiore straordinario, un’analisi toccante della lotta tra colpa e pentimento nell’animo tormentato di un ragazzo (Rimbaud aveva poco meno di 20 anni quando ha composto l’opera) che sente di aver già esaurito la sua esperienza poetica e dice addio al mondo delle arti con questo capolavoro; una vera gemma della letteratura mondiale.
Ti dico anche le canzoni che avrei voluto scrivere: La luce del Sole di Adriano Celentano e Sopra il giorno di dolore che uno ha di Ligabue. E se avessi una voce accettabile, aggiungerei anche Hells Bells degli AC/DC.

·       Il tuo motto

Il destino ti troverà per quanto lontano tu possa essere.
  
·       Progetti per il futuro

Continuare a dare il mio contributo e infondere speranza e coraggio nel cuore di quanti potrò raggiungere con le mie parole, finché avrò la forza e la passione per farlo. Non è il momento di lasciarci andare. È il momento di rinascere.

link:
http://radiomadeinitaly.it/wordpress/70631/

venerdì 25 luglio 2014

IL SEGRETO DELLE ERE



Un Viaggio tra Realtà e Leggenda, Religione e Mito,
Scienza e Coscienza, alla Scoperta di una Verità
che non può Continuare a Rimanere Nascosta


giovedì 24 luglio 2014

Chi Gioca con il Nostro Passato Mette in Pericolo il Nostro Futuro


Anunnaki ... cercatori d'oro spaziali ...
Adamo, lo "schiavo" creato per "obbedire" ...
Testi sacri che non sono più sacri ...
Satana il "vero" "liberatore" ....

E' arrivato il momento di dimostrare l'assurdità, l'infondatezza
e l'insolente ipocrisia di queste false dottrine,
che infangano senza pudore
lo splendore del potenziale umano,
troppo a lungo oppresso da simili follie
religiose, politiche e filosofiche.

La CREAZIONE è un atto d'amore.

Non ci si fa beffe dell'Uomo e di chi ci ha dato la Vita
solo per riempirsi le tasche di vile denaro.

CHI GIOCA CON IL NOSTRO PASSATO
METTE IN PERICOLO IL NOSTRO FUTURO

mercoledì 23 luglio 2014


NATI IN UNA GROTTA

Divinità e profeti, prìncipi e re, messia e personaggi celebri dell’antichità condividono la nascita in caverne e grotte; un enigma la cui soluzione si intreccia con un altro mistero che interroga gli studiosi di tutto il mondo: la singolare posizione della Camera del Re nella piramide di Cheope.

Antichi miti egizi narrano che, quattro millenni prima di Cristo, la dea Iside diede alla luce Horus in una caverna nascosta tra i giunchi del delta del Nilo; circa 3000 anni dopo, secondo la religione induista, la nascita del principe Krishna, ottavo Maha Avatara (Grande “Avatar”, incarnazione della divinità in un corpo fisico) del dio vedico Visnù, sarebbe avvenuta in una grotta della montagna sacra chiamata Meru; leggende greche tramandano che Rhéa partorì Zeus, signore degli dèi olimpici, in un antro del monte Díktē, a Creta, e suo figlio Hermes, in Grecia, venne al mondo in una grotta del monte Cillene; nella tradizione latina, i gemelli Romolo e Remo furono allevati dalla leggendaria lupa sul colle Palatino, in una caverna detta Lupercale; secondo i Veda, 1200 anni prima di Cristo, il dio solare Mitra nacque in una angusta caverna, come il celebre filosofo cinese fondatore del Taoismo, Lao Tzu, nato in una grotta nei pressi del villaggio di Chu'jen, nella Cina orientale, e Zarathuštra (noto anche con il nome di Zoroastro), profeta iranico, nato a Bactra, città della Battriana, in Persia, nel IV secolo a.C.; anche Gesù, secondo la tradizione popolare cristiana, sarebbe stato partorito in una modesta grotta poco distante da Betlemme.
Superata l’Era Glaciale, le condizioni climatiche più favorevoli consentirono il progressivo abbandono di uno stile di vita dedito esclusivamente alla lotta per la sopravvivenza e permisero all’Uomo di sperimentare le prime, rudimentali forme di aggregazione sociale organizzata; questo passaggio implicò un cambiamento nel modo di intendere caverne e grotte, non più considerate abitazioni di fortuna indispensabili per sopravvivere alla rigidità del clima e alla violenza della natura, ma santuari naturali che la Madre Terra aveva donato all’Uomo, ancestrale riparo contro le avversità del mondo, grembo protettivo e, allo stesso tempo, dispensatore di vita, come era intesa dalla cultura azteca, che collocava in una grotta la nascita del genere umano. Le caverne di tutto il mondo ci consegnano i più antichi graffiti rupestri incisi dall’Uomo, segni indelebili di civiltà perdute che hanno affidato alle ruvide pareti di questi luoghi nascosti la testimonianza pittorica della propria esistenza; in Grecia, la grotta era associata al culto di creature leggendarie come ninfe e fauni, mentre nei Paesi Baschi la dea Mari si manifestava nei pressi di antri ombrosi. Il cristianesimo fece sua e mantenne viva la sacralità delle grotte, come dimostra il culto dell’Arcangelo Michele il quale, nell’apparizione 490 d.C., chiese che fosse consacrata in suo nome una grotta sita sul Monte Sant’Angelo, in Puglia; anche l’abside e le nicchie delle chiese cristiane avevano lo scopo di riprodurre e rievocare, all’interno della struttura architettonica, l’ambiente raccolto e intimo delle grotte naturali.


La Stella dei Re

Tuttavia, l’importanza simbolica e mistica delle caverne non spiega perché miti e leggende di tutto il mondo condividano la tradizione che re, prìncipi, salvatori di popoli, redentori, profeti, portatori di civiltà, eroi e divinità sarebbero nati in una grotta e non, come sarebbe lecito attendersi, in sontuosi castelli o stanze fastosamente addobbate. Da quale fenomenologia ha origine questa singolare collocazione?
Un primo, importante indizio è fornito dalla ricca mitologia cinese, secondo la quale gli esseri celesti discendono sulla Terra servendosi di una grotta come luogo privilegiato del loro approdo; ma per una risposta completa, dobbiamo rivolgere la nostra attenzione all’Antico Egitto e alla stella cui era profondamente devoto: Sirio.
La levata eliaca di Sirio costituiva un momento fondante per il popolo del Nilo: in virtù della sua posizione prossima all’orizzonte, la stella si rendeva ciclicamente invisibile per un periodo di circa 70 giorni, al termine del quale sorgeva all’alba precedendo la nascita del Sole (da cui la definizione di levata eliaca, in quanto sorge assieme al Sole); tale rinascita si verificava in coincidenza del solstizio d’estate, giorno in cui il Sole registra la sua massima permanenza nel cielo e sancisce il simbolico trionfo della Luce sulle Tenebre; la levata eliaca di Sirio inaugurava l’inizio dell’anno egizio (come il nostro 1 gennaio) e, precedendo di qualche settimana lo straripamento del Nilo e la conseguente fertilizzazione dei campi con il suo prezioso limo, il ritorno della stella era inteso come l’artefice di un evento da cui dipendeva la sua sopravvivenza. Gli studi condotti in Custodi dell’Immortalità hanno dimostrato che l’incoronazione del nuovo re avveniva in coincidenza con questo straordinario fenomeno astrale, in virtù di un legame tra la stella e il concetto di sovranità che emerge con chiarezza dall’analisi del nome di Sirio nelle differenti culture: Kasista, in accadico, significa guida o principe; Tistar, presso i Persiani, vuol dire comandante; al-ši‘rā o al-shira, in lingua araba, si traduce capo, sovrano. Dalla medesima radice che compone il suo nome, sr, deriva il titolo inglese sir, che significa signore, e il sostantivo sire, comune nella stessa forma nella lingua italiana, inglese e francese, il cui significato è re. È noto, inoltre, che un’antica lettura della Cintura di Orione identificava le sue stelle con Tre Re che rendevano omaggio alla stel­la Sirio, il nuovo Re nascente, figlio del Cielo e della Terra, un’immagine che la tradizione cristiana ha adattato alle proprie esigenze convertendo Alnitak, Alnilam e Mintaka nei tre Magi che riveriscono il neonato Gesù, il Re dei Re.
Immaginiamo ora di osservare la levata eliaca di Sirio ponendoci sul lato ovest della piramide di Cheope; individuiamo Betelgeuse e Rigel, due delle quattro stelle che perimetrano la costellazione di Orione, e congiungiamole con Sirio, al momento non visibile perché al di sotto della linea dell’orizzonte.
 
Fig. 1: L’effigie del femminino sacro, tracciata in cielo dalle stelle
Betelgeuse, Sirio e Rigel, e il corrispettivo simbolo della sessualità maschile, sulla Terra,
identificato nel profilo della facciata ovest della piramide di Cheope. 

Si comporrà una figura simile ad una V, simbolo del femminino sacro ed efficace rappresentazione iconografica del grembo materno, recipiendario universale atto ad accogliere e dar forma al seme della vita che ad essa viene affidato (Ú). Il profilo bidimensionale della piramide di Cheope traccia la stessa figura, seppur con la punta rivolta verso l’alto (Ù), notoriamente associata alla virilità maschile e alla fecondità. Ma non è tutto:

“ (…) ruotando la figura n. 2 di 180° per agevolarne la lettura, si osserva che la Cintura di Orione interseca per­pendicolarmente il punto mediano della base Betel­geuse-Rigel, e la sua po­sizione coincide con quella occupata dallo Zed nella piramide di Cheope, il cui nome è leggibile scorrendo dall’alto verso il basso le lettere greche che identifi­cano le tre stelle (Z. E. D. Orionis, secondo la denominazione ad esse attribuita dall’astronomo Johann Bayer)”[1]

Fig. 2: Riproduzione capovolta della costellazione di Orione
e di Sirio che consente di cogliere le incredibili somiglianze
con la piramide di Cheope e la sua struttura interna.
Fig. 3: La piramide di Cheope e lo Zed,
la torre di granito custodita al suo interno,
individuata dal ricercatore italiano Mario Pincherle.

Gli antichi Egizi identificavano il Cielo con l’entità femminile (Nut) e la Terra con l’essere maschile (Geb), un’attribuzione conseguente al profondo legame tra la Piana di Giza e la costellazione di Orione; la ricerca condotta in Custodi dell’Immortalità ha evidenziato che lo Zed (l’organo riproduttivo maschile, simbolo di Osiride), custodito nella Grande Piramide, si congiungeva idealmente con Orione, in realtà la sua sposa celeste, Iside, per fecondarla e trasmettere le anime dei faraoni defunti nel suo grembo (le nebulose note con i codici di identificazione M42 ed M43) affinché potessero qui rinascere sotto forma di stelle. Nel viaggio che il Ba (l’anima secondo gli antichi Egizi) compie verso il Cielo, la piramide di Cheope assurge al ruolo maschile, in quanto portatore del seme nel grembo della ricevente, Orione che, in tale contesto, è la parte femminile; ma la perfetta identità speculare delle due formazioni triangolari in precedenza evidenziate sia in Cielo che sulla Terra, prefigura un legame che sottende una sorprendente versatilità dei ruoli. Se il passaggio ascensionale delle anime conferiva alla Terra l’identità maschile e al Cielo quella femminile, nel movimento discensionale i ruoli devono necessariamente invertirsi: il Cielo è fecondatore e portatore di vita, mentre la Terra riceve e accoglie nelle sue profondità, nel suo grembo, il seme divino che giunge dall’alto.
L’intersezione dei due triangoli compone il Maghen David, meglio noto come Scudo o Stella di Davide, emblema che il misticismo ebraico ha assunto come simbolo peculiare, ma il cui impiego era diffuso in tutto il mondo antico prima della formazione dell’identità israelita; come avremo notato, la posizione di Sirio coincide con il punto in cui è ubicata la Camera Sotterranea della piramide di Cheope.

Fig. 4: L’intersezione della piramide di Cheope e del Triangolo stellare Betelgeuse-Sirio-Rigel
compone la Stella di Davide, simbolo per eccellenza dell’unione del Cielo e della Terra.


La camera sotterranea

Sebbene gli Egittologi abbiano sempre sostenuto che la stanza ipogea era stata inizialmente concepita come la camera sepolcrale reale, poi abbandonata a causa dell’instabilità del terreno, vi sono valide ragioni per ritenere che, in realtà, svolgesse un ruolo ben più rilevante di quanto sinora riconosciuto. L’ineguagliabile perfezione architettonica delle altre strutture interne della Piramide (come ad esempio la Grande Galleria e la Camera del Re), in contrasto con l’apparente scarsa cura riservata a questo ambiente, suggerisce che la stanza sotterranea fosse una cavità sotterranea naturale lasciata volutamente incompiuta affinché preser­vasse l’aspetto di una grotta: nella solenne copulazione tra Cielo e Terra che da’ vita alla Stella di Davide, il vertice basso del triangolo stellare Betelgeuse-Rigel-Sirio (in questo caso, l’entità maschile) penetra la Terra (ora intesa come l’entità femminile) giungendo fino alla grotta appositamente adibita per accogliere il frutto di questa mistica unione: Sirio. È nella Camera Sotterranea che il Cielo insemina il grembo della Madre Terra e dona al mondo la Stella dei Re, deponendola nella grotta da cui infine sorge nel giorno della sua levata eliaca. È in virtù di questa complessa interazione di elementi terreni e celesti, umani e divini, che tutto il mondo attribuisce a re, principi, profeti e salvatori dell’Umanità la nascita in una grotta, in quanto segno di un’investitura ultraterrena, di una missione redentrice, di un’opera di cambiamento che si è chiamati a compiere. Coloro che nascono sotto l’egida di questo straordinario fenomeno sono considerati veri e propri doni con cui il Cielo gratifica la Terra, messaggeri e redentori che la deità consegna all’Uomo come prova del suo amore, Re e Prìncipi divini che discendono in una angusta grotta per venire a dimorare tra gli uomini.


Il mistero delle Camera del Re

L’ingresso principale della Grande Piramide immette in un cunicolo discendente, lungo 105 metri, che conduce alla grotta sotterranea; alla base della Grande Galleria, a circa 24 metri di altezza dal suolo, si trova uno stretto tunnel, chiamato Condotto dei Ladri perché si ritiene sia stato scavato da famelici cercatori d’oro, che si snoda nelle profondità del sottosuolo fino a intersecare il cunicolo discendente in prossimità della camera ipogea. L’interminabile corridoio originario, realizzato dagli architetti della piramide, è la prova che la Camera Sotterranea rivestisse un ruolo rilevante nel progetto globale della struttura, tale da indurre predoni e avventurieri a realizzare l’impervio tunnel dei Ladri, persuasi dalle leggende sorte attorno alla nota grotta che qui si potesse celare un’inestimabile tesoro.
La sua rivalutata importanza non solo spiega efficacemente l’origine del mito della nascita in una grotta, ma consente anche di svelare uno degli enigmi che accompagna da sempre l’unica superstite delle Sette Meraviglie del mondo antico: l’inconsue­ta collocazione della Camera del Re a 43 metri di altezza rispetto al livello del suolo, in una posizione che corrisponde a circa 1/3 della Grande Piramide. In un monumento dalle proporzioni così perfette, con margini di errore infinitesimali in tutti i rapporti, perché la stanza che avrebbe dovuto accogliere (secondo gli Egittologi) le spoglie mortali del faraone sarebbe stata ubicata ad un’altezza che non è giustificata da nessun parametro di simmetria o correlazione finora individuato?
Il motivo di una mancata risposta risiede nell’inspiegabile disinteresse degli studiosi nei confronti della grotta sotterranea. 
La scelta di collocare la Camera del Re in quel preciso punto

“può essere compresa solo se si considera la struttura della piramide di Cheope nel suo com­plesso, che include la camera sotterranea: sommando i 43 metri di altezza a cui si trova la Camera del Re con i 30 metri di profondità della stanza ipogea, otteniamo 73 metri. La piramide di Cheope era alta, in origine, circa 146 metri: 73 è la metà di 146”[2]


Fig. 5: La perfetta equidistanza della Camera del Re tra il vertice della piramide e la grotta sotterranea.


Come è evidente, la Camera del Re è stata realizzata esattamente nel punto mediano tra il vertice della piramide e la grotta sotterranea: puntando l’ago di un compasso al centro della Camera Reale, è possibile tracciare un cerchio che passa per la grotta sotterranea e il vertice della piramide. Una scoperta straordinaria che segna l’incipit di un nuovo capitolo nella storia degli studi sulla Piana di Giza; la grandiosità di questo progetto ha rivelato sinora solo una piccola parte del suo straordinario significato e del ruolo che doveva svolgere per gli antichi nell’incessante ricerca di un punto d’incontro tra l’umano e il divino, il finito e l’infinito, mirabilmente espresso nella connessione tra questi prodigiosi monumenti e la costellazione di Orione. Quanto esposto sinora è solo l’inizio di un’intrigante percorso che ci condurrà alla risoluzione di altri misteri.

Un dato su cui riflettere: la Camera del Re è stata provvista di due condotti che attraversano diagonalmente la piramide fino a giungere all’esterno; secondo gli esperti, quello sulla parete nord punterebbe verso Thuban (Alfa Draconis), stella principale della costellazione del Drago, mentre il canale ricavato nella parete sud indicherebbe una delle stelle della Cintura di Orione, Alnitak (Zeta Orionis). Anche nella Stanza della Regina sono stati realizzati due condotti: quello sulla parete rivolta a settentrione raggiunge idealmente Kochab (Beta Ursae Minoris), la seconda stella più luminosa della costellazione dell'Orsa Minore; quello di meridione si congiunge a Sirio. Seppur affascinante, questa interpretazione non spiega perché i canali punterebbero queste stelle appartenenti a costellazioni così diverse e prive di un nesso astronomico o mitologico; non chiarisce sufficientemente in quale momento si verificherebbe questo allineamento e, soprattutto, non dice perché i condotti realizzati sono quattro.

Ne Il Segreto delle Ere abbiamo dimostrato che, congiungendo le quattro stelle del perimetro della costellazione di Orione (che sono, in senso orario, Betelgeuse, Bellatrix, Rigel, Saiph) con Sirio, si compone una piramide capovolta di cui Cheope è la perfetta riproduzione speculare, e in scala ridotta, sulla Terra. L’immagine bidimensionale che abbiamo proposto in precedenza si arricchisce di una visione, ora tridimensionale, che vede due piramidi, una stellare e una terrestre, entrambe dotate di uno Zed (che simboleggia l’organo riproduttivo maschile) ma strutturate in modo da essere anche in grado di svolgere la funzione ricevente propria del ruolo femminile.

(la conclusione nel n. 66 di aprile 2014 della rivista Fenix, diretta da Adriano Forgione)




[1] Piero M. Ragone, Il Segreto delle Ere, Macro Edizioni, dicembre 2013, p. 131. 
[2] Piero M. Ragone, Il Segreto delle Ere, Macro Edizioni, dicembre 2013, pp. 139-140.


martedì 22 luglio 2014


UN NUOVO MESSIA

Il Segreto delle Ere (Macro Edizioni) rivela uno straordinario disegno millenario che accompagna l’Uomo sin dalla sua comparsa sulla Terra: la corrispondenza di alcune costellazioni zodiacali con specifiche regioni sudorientali del bacino mediterraneo indica il luogo e il tempo dell’Avvento dei Messia. In passato e in un futuro prossimo.

Ogni volta che il mondo della ricerca ha affrontato lo studio della figura di Gesù, cristianamente inteso come il Messia, il Figlio di Dio, l’argomento ha suscitato imbarazzo e perplessità; non solo perché evoca tematiche evangeliche ed escatologiche nei confronti delle quali la scienza ha sempre mostrato scetticismo ma, soprattutto, perché gli studi intrapresi negli ultimi anni hanno messo fortemente in dubbio la sua veridicità storica e sollevato la questione se il discorrere della presenza messianica abbia ancora senso nel contesto sociale contemporaneo, così mutato nelle aspirazioni e nel modo di rapportarsi alla materia religiosa. L’Uomo del nuovo millennio ha bisogno di un Messia? Nel nostro mondo ha ancora senso parlare di Messia?
Influenzato dal dogma dell’unicità dell’evento da cui è nata la religione cristiana, il pensiero occidentale ha sempre identificato Gesù come il solo Messia, confinando implicitamente un intervento divino così diretto e decisivo nelle vicende umane in un unico momento storico, risalente a più di duemila anni fa, e in un luogo circoscritto della Terra, l’antica Palestina.
Complice la clandestinità cui la fede in Gesù è stata costretta nei primi secoli della sua esistenza, il Cristianesimo ha avuto una genesi tortuosa, differente da religioni come l’Islam, e non può vantare un archivio storico delle proprie origini equiparabile a quello dell’Ebraismo; la dottrina cristiana a noi oggi nota si fonda su pochi e contradditori scritti (il Nuovo Testamento), la cui autenticità è costantemente messa in dubbio da studiosi di tutto il mondo. Soprattutto negli ultimi tempi, l’indirizzo della ricerca storica e archeologica si è profusa in un’invettiva anti cristiana che ha raggiunto un’aggressività forsennata nei confronti dei suoi testi sacri (la Bibbia) e della sua figura principale (Gesù).
Una presa di posizione irriverente nei confronti di una fenomenologia che non riguarda solo la realtà occidentale, ma che è condivisa in tutto il pianeta tanto dai popoli dell’antichità quanto dalle confessioni del nostro tempo; l’attesa e la certezza dell’intervento divino nelle vicende umane è patrimonio fondamentale delle culture di tutto il mondo, e i testi sacri di ogni religione rappresentano sia la testimonianza di un contatto passato, sia la speranza di un futuro, nuovo ritorno.


Un Sole in Cielo, un Sole sulla Terra
 

In principio, Il Segreto delle Ere si proponeva di proseguire lo studio dei misteri dell’Antico Egitto inaugurati da Custodi dell’Immortalità, concentrandosi in particolare sull’enigmatico faraone Akhenaten; il lavoro su questo misterioso personaggio, e le sospette somiglianze della sua vita e delle finalità del suo agire con quelle del biblico Mosè (sull’analisi dettagliata delle due figure rimando alla lettura del testo), hanno rivelato una realtà sconcertante: il movente occulto delle vicende umane non è nelle dinamiche politiche, sociali, religiose, economiche o belliche addotte dalla Storia ma un principio, antico quanto il mondo, che impone agli uomini di tradurre la geografia stellare sulla Terra e di seguirne pedissequamente i movimenti. Perché? Quale obiettivo si doveva perseguire?
Per rispondere a questa domanda, abbiamo riconsiderato il lavoro di Robert Bauval, già oggetto di approfondimento in Custodi dell’Immortalità; secondo l’autore de Il Mistero di Orione, la corrispondenza tra le tre piramidi della Piana di Giza e le tre stelle della Cintura di Orione aveva il duplice scopo di fissare, con riferimenti astronomici, l’epoca in cui erano state realizzate e, attraverso una complessa cerimonia, trasferire le anime dei faraoni nel grembo della costellazione di Orione, luogo del loro riposo eterno.
Un’opera così esemplare e di rara perfezione non può essere considerata un episodico esercizio che aveva impegnato gli antichi Egizi in uno sforzo architettonico straordinario, ma fine a se stesso, per collegare la Terra al Cielo. Il Segreto delle Ere dimostra che la corrispondenza tra Giza e Orione è il perno che consente la corretta sovrapposizione di alcune costellazioni zodiacali dell’emisfero boreale con specifiche regioni sud orientali del bacino mediterraneo, allo scopo di adeguare le vicende terrestri ai movimenti astronomici; in tal modo, all’ingresso del Sole in una nuova dimora zodiacale sarebbe corrisposto un avvenimento di rara importanza sulla Terra: l’Avvento del figlio di Dio (o degli dèi). In tutto il mondo si narra di personaggi straordinari, inviati dalle divinità per affrancare il genere umano da uno stile di vita corrotto, liberarlo dalle grinfie del male e guidarlo verso un più elevato grado di sviluppo e civilizzazione: Viracocha per gli Inca, Kukulkàn per i Maya, Quetzalcóatl per gli Aztechi, Thoth, Osiride, Horus per gli Egizi, Mitra, Surya in Medio Oriente e, infine, Mosè e Gesù nel mondo ebraico e cristiano.

Le costellazioni zodiacali situate al disopra di Orione;
le regioni sudorientali del bacino mediterraneo, con l’Egitto e la Palestina in evidenza.

Questi personaggi sono definiti in vari modi: eletti, messaggeri, avatar, prescelti, figli di Dio, figli del Cielo; noi, attenendoci alla formula ebraica, li chiameremo Messia, un termine che deriva dall’ebraico mashīa, traducibile come “l’unto”, “il prescelto” ma che, col tempo, ha assunto il più ampio significato di “atteso liberatore o salvatore”.

La speranza in un futuro ritorno dei Messia è il cuore pulsante di ogni fede e l’anima di tutte le religioni: gli Inca attendono Viracocha e i Maya Kukulkan; gli induisti sostengono che Visnu ha dieci reincarnazioni, o Avatar, l’ultima delle quali, Kalki, nascerà alla fine dell’Era contemporanea, la Kali Yuga; per il Cristianesimo, Gesù è stato l’unico figlio di Dio, giunto sulla Terra per redimere l’Umanità, ma farà ritorno per concludere la sua missione redentrice; l’Ebraismo, non credendo nell’identità messianica di Gesù, ritiene che l’unto del Signore, in greco Χριστός (Christòs), debba ancora giungere.
Questa attesa è un mero vagheggiamento religioso e un miraggio privo di fondamento, oppure è possibile individuare tracce di verità in una speranza che, nonostante i dinieghi della storiografia moderna (secondo la quale, tanto i vari Thoth, Osiride, Horus, quanto i biblici Mosè e Gesù non sono mai esistiti), continua ad essere viva in tutto il mondo?
Le rispettive culture hanno identificato Horus, Surya, Mitra e Gesù e molti altri semidèi con il Sole; non a caso, si celebrava la loro nascita nella stessa data, il 25 dicembre, giorno in cui, dopo il solstizio invernale, il Sole rinasceva avviandosi trionfalmente verso il solstizio estivo.

“Il termine Sole deriva dal latino sol, che in inglese si tradu­ce sun, versione moderna dall’antico britannico sunne (proto­germanico sunnon, gotico sunno); dalla radice sn deriva il so­stantivo son, che vuol dire “figlio”, la cui forma antica era sunu (indoeuropeo sunu, protogermanico sunuz, gotico sunus). In lingua tedesca, figlio si dice sohn, mentre Sole si traduce sonne. L’evidente origine comune delle forme son e sun consente di stabilire un legame tra i sostantivi figlio e Sole.”[1]

Se i Messia inviati da Dio (o dagli dèi) rappresentano il Sole sulla Terra, per effetto della legge ermetica, secondo cui come è in Cielo, così deve essere in Terra, l’ingresso del Sole in una nuova dimora zodiacale coincide con la nascita del nuovo Sole tra gli uomini, nel luogo e nel tempo indicati dalla corrispondenza che abbiamo rilevato.
Il lavoro di ricerca condotto ne Il Segreto delle Ere ha mostrato come le Ere trascorse (Gemelli, Toro, Ariete) e quella attuale (Pesci) hanno beneficiato della Venuta di un Messia che non è, quindi, una peculiarità di un solo luogo e di un’epoca storica, ma un fenomeno periodico scandito dal transito del Sole da una costellazione zodiacale alla successiva. È una scoperta dalle conseguenze decisive: se in ogni Era si è verificato l’Avvento di un Messia, siamo sicuri che ciò accadrà anche in futuro. È questo Il Segreto delle Ere, la conferma che gli avventi messianici sono una certezza storica, documentabile, reale, e non una speranza alimentata dal fervore religioso (..).

(il seguito nel n.65 del marzo 2014 della rivista Fenix, diretta da Adriano Forgione)


[1] Piero M. Ragone, Il Segreto delle Ere, Macro Edizioni, 2013, p. 170.