PIERO RAGONE è filosofo, ricercatore, scrittore, studioso di religioni e di esoterismo. Il suo campo d’indagine è tutto ciò che la scienza non è in grado di spiegare. Laureato in Filosofia nel 2001, consegue due master e nel 2017 riceve la laurea honoris causa in Scienze Esoteriche. Autore di numerosi testi di successo, è ospite di convegni nazionali ed internazionali e il suo nome è accostato ai maggiori interpreti della ricerca italiana e mondiale.

mercoledì 5 giugno 2019

IL TRIONFO E LA ROVINA

“Se saprai affrontare il Trionfo e la Rovina,
 e trattare questi due IMPOSTORI allo stesso modo...”

Wimbledon è il torneo di tennis più antico al mondo; inaugurato nel 1877, è considerato ancora oggi il traguardo più importante per un professionista della racchetta.

Consapevoli del valore, del fascino del gioco sull’erba e del prestigio che conferisce una vittoria in questo torneo, gli organizzatori hanno inciso all’ingresso del Campo Centrale di Wimbledon questi versi tratti dalla poesia "If" composta da Joseph Kipling nel 1895, come monito per chi sta per varcare quella soglia:

“Se saprai affrontare il Trionfo e la Rovina, e trattare questi due IMPOSTORI allo stesso modo...”
Uno degli aspetti più interessanti di questa frase è l’etichetta di IMPOSTORI con cui l’autore definisce il successo e la sconfitta. 
Perché? Perché una vittoria ti illude di essere più grande di quanto realmente sei, mentre un fallimento ti persuade di essere peggiore. In entrambi i casi, assegni a te stesso un posto nell’Universo che non ti compete.Trionfo e Rovina sono il gatto e la volpe della nostra vita.


Nell’immaginario popolare, soprattutto in Oriente, il Drago è il simbolo di un insieme di forze non necessariamente negative, quelle egoiche, che hanno valore solo se incanalate e MAI assecondate. 
Nella mitologia che ho costruito per “Il Tuo Destino Ti Troverà”, il Drago (l’istinto egoistico e predominante) pone ogni essere umano dinanzi a queste due colonne della vita profana, il TRIONFO e la ROVINA; sappiamo che il tempio della vera vita si trova al di là di questi due pilastri, ma sono così stretti da rendere quasi impossibile il passaggio; se ci provi, resterai inevitabilmente ferito e sarà la tua attitudine a stabilire quale dei due lascerà i segni più dolorosi.
“Scegli” dice il Drago. Non puoi sottrarti alla sfida, non puoi decidere di non scendere in campo per evitare di cadere nella trappola, ma sai bene che la vera vita ti attende al di là dei due impostori che il Drago pone davanti al tuo cammino, e non puoi superarli senza rimanere gravemente leso.
Allora qual è la soluzione? A quale dei due permetterò di lasciare i segni più profondi sulla pelle e nell'anima?

Non ho una risposta universale, non conosco una ricetta che sia valida per tutti, ma credo di aver trovato la mia strada, affidandomi alle lezioni che la vita mi ha impartito in questi anni, e che ho deciso di condividere con tutti in questa nuova opera.
Come si passa indenni attraverso i due ingannevoli pilastri della vita profana, il trionfo e la rovina?

Ci vediamo al Bivio, Ragazzi,
O un passo prima delle due colonne.

sabato 1 giugno 2019

MAESTRI E ALLIEVI


Forse non è il bilanciamento esatto, ma scrivendo "Il tuo Destino ti troverà per quanto lontano tu possa andare", sono giunto alla conclusione che il maestro ha un'importanza relativa nella crescita individuale; ho avuto per qualche anno lo stesso guru che hanno avuto decine di amici, ma abbiamo tutti appreso in modo diverso, e qualcuno non ha appreso affatto. Vent'anni fa non avrei capito alcune lezioni di oggi, ma oggi ricordo lezioni che risalgono alla mia adolescenza, e le comprendo solo adesso. Alcune le ho ascoltate centinaia di volte, e ci sono arrivato solo ora, nel momento in cui ero predisposto a lasciare che mi pervadessero.

E' la profondità dell'apprendista a rendere profondo un maestro; un maestro non è "grande" in funzione del sapere accumulato, ma della reazione positiva che genera in chi ne trae giovamento.Un libro di grande valore può contenere le più grandi verità del mondo, ma se chi legge non coglie o, peggio non c'è nessuno che legga, mi chiedo se sia ancora un libro di grande valore...
Il magister è letteralmente "qualcuno che eccelle, che è esperto in una scienza"; per me il magister è qualcuno che rende gli altri abili in una scienza.
Accumulare non è sufficiente per definirsi "magister".
Una coppa piena d'acqua non assolve al suo compito se si limita a contenere e non si dona a chi ne ha bisogno e da essa ne trae la vita.



La realtà ha più immaginazione dei nostri sogni

Abbiamo deciso di fare le cose in grande e, per celebrare il mio ritorno, Il Giardino dei Libri metterà a disposizione IN OMAGGIO un testo intitolato "Ci Vediamo al Bivio, Ragazzi!" (e non poteva essere altrimenti) a chi acquisterà "Il Tuo Destino Ti Troverà per quanto lontano tu possa Andare".
Non è ancora ufficiale, ma ci tenevo a dare questa piccola anticipazione.
L'ebook, completamente gratuito, è arricchito dalle opere realizzate da uno di voi: sono ritratti davvero bellissimi, che ho voluto a tutti i costi nel libro 

In basso trovate il link per prenotarlo o per essere avvertiti al momento dell'uscita; la pagina è in continuo aggiornamento quindi c'è ancora molto da scoprire.
E pensare che questo doveva essere l'anno dei "dolorosi doveri e degli strazianti distacchi", avrebbe scritto Rimbaud. 
A febbraio la nuova edizione de Il Segreto delle Ere, e ora queste due opere...

E' proprio vero: la realtà ha più immaginazione dei nostri sogni.

venerdì 24 maggio 2019

Il Tuo Destino Ti Troverà

Non perderti il nuovo libro di Piero Ragone, "Il tuo Destino ti Troverà per quanto lontano tu possa andare".
Dietro la rispettabile facciata di una maschera dai tratti gentili, con le sue affabili maniere e le ingannevoli buone intenzioni, si cela una forza distruttiva che dimora nel profondo in attesa del momento propizio per assumere il controllo e impadronirsi del nostro essere.
Nella vita reale il suo nome è Dolore, nelle scienze della psiche si chiama Ego; nell’Esoterismo è l’Ombra; nelle fiabe è il Signore Oscuro; nei sogni è la Nemesi; nelle leggende è il Drago, il simbolo più antico dell’inconscio, l’abitante più temibile del nostro mondo interiore.
Siamo al mondo per adempiere ad una missione: essere pronti quando il destino riaprirà gli occhi del Drago. Il suo risveglio è il momento in cui combatti per diventare chi sei o permetti che siano gli altri a decidere chi dovrai essere.
Quando la speranza si ridesta, il Drago si ridesta; quando la tua missione ha inizio, comincia anche quella del Drago; colui che dà vita ai propri desideri, dà vita al Drago; colui che cerca la luce della propria anima si imbatte nella propria oscurità. Non ci rendiamo conto di possedere un’ombra interiore finché non scopriamo di avere una luce interiore: quando l’abbiamo trovata, comincia la battaglia.

domenica 19 maggio 2019

LA SPADA E LA ROCCIA


Sono note due spade (in realtà sono tre, una si trova a Rocamadour, sul "cammino di Compostela") che, secondo la leggenda, sono state conficcate in una roccia: Excalibur, la famosa spada di re Artù, e la spada di San Galgano nell'abbazia cistercense in provincia di Siena.
La differenza che tutti sottolineano è che la spada di Artù esiste solo nella leggenda mentre quella di Galgano esiste realmente e si può ancora vedere.

Al contrario, Galgano conficcò energicamente la spada nella roccia per porre fine alla sua vita mondana, fatta di futilità e dissolutezza, e trovare la pace.
Ma c'è un'altra differenza: Artù estrasse la spada all'inizio della sua avventura per portare giustizia, con la guerra, in un'Inghilterra precipitata nell'anarchia ed esposta alle invasioni d'oltremare. Artù ha estratto la spada per portare giustizia; Galgano l'ha conficcata per fare giustizia.
Cos'è davvero giusto, IUSTUS, che in latino significa "conforme alle leggi umane e divine"?
Quale dei due atti conduce realmente alla giustizia, estrarre o deporre? Non è così semplice. Qualcuno ha detto: "Sono venuto per portare una spada" ma, specifica, per separare, non per uccidere; guardo l'arcangelo Michele e vedo che impugna una spada, ma non colpisce nessuno. Io sono cresciuto con il mito di Artù, ma Galgano ha un perché che non si può ignorare ...
Ci vediamo al Bivio, che è dove la maggior parte di noi estrae o conficca la sua personalissima spada ...


Piero Ragone

mercoledì 3 aprile 2019

OGNI REGIONE DELLA TERRA CORRISPONDE AD UNA COSTELLAZIONE


Un pittoresco protagonista dell’indimenticabile film Ed Wood di Tim Burton affermava: “Siamo tutti interessati al futuro, perché è là che voi ed io trascorreremo gli anni che ci restano da vivere”. A partire dal secondo dopoguerra e, in maniera più convinta, agli inizi del nuovo millennio, la criptoarcheologica è approdata a conclusioni che hanno profondamente influenzato l’approccio dell’Uomo alla religione, ai testi sacri, e modificato le attese riguardo noi stessi, il futuro che ci attende e l’alterità che il cielo gelosamente “cela”. Tra il creazionismo biblico, ormai percepito come sbiadito superstite di un’Età oscura e superstiziosa, e il darwinismo scientifico (“le specie viventi si evolvono per adattarsi all’ambiente circostante”), si sta imponendo una nuova ipotesi secondo la quale le divinità di cui parlano i testi sacri di tutto il mondo sono, in realtà, alieni che, in tempi remoti, hanno visitato la Terra, ridefinendo in tal modo il concetto di Dio e il rapporto dell’Uomo con esso. Con tutto ciò che ne consegue.
Se lo slancio di questa teoria offre notevoli spunti di riflessione, è pur vero che ha prodotto esagerazioni spesso sconcertanti, con l’onnipresente spiegazione extraterrestre che risolve ogni lacuna storica e che si erge a verità assoluta, in contrapposizione alle menzogne diffuse per millenni da abili manipolatori al servizio ora dello Stato, ora della Chiesa. Accade così che l’incubo fantascientifico di datati movie anni Cinquanta come La Guerra dei Mondi e Ultimatum alla Terra diventino profetiche visioni di una verità celata all’Uomo da complotti mondiali, e che le basi UFO su Marte e sulla Luna, o i capi di Stato che si trasformano in rettiloidi, risultino più credibili del fiat lux et lux fuit, di Adamo ed Eva, dell’Eden, del concepimento sine peccato o di una nascita in una grotta. In un’epoca così pronta ad accogliere nuove idee, desiderosa come mai prima di conoscere le proprie origini e il proprio futuro, il ricercatore si è lasciato sedurre dalla tendenza del pubblico a fagocitare le tesi più improbabili, che non solo minano la credibilità del mondo della ricerca, ma che rischiano di compromettere l’evoluzione umana; si pensi alla follia nazista della razza ariana dominante, un pensiero che oggi appare risibile e delirante, ma che ha condotto ad una guerra mondiale costata sessanta milioni di morti.
Il nugolo di sospetti cospirativi, la ricerca ossessiva della presenza aliena e l’impulso insaziabile di depredare la materia religiosa per scovarvi menzogne, inganni, truffe perpetuati ai danni dell’Umanità impongono una domanda: il caos che ne deriva ha effetti benefici sul nostro futuro? Chi si prodiga in questo rapace proselitismo ha realmente a cuore il progresso e la libertà dell’Uomo?
Un punto di ancoraggio: Giza – Orione
Quando, nel 1994, il mondo della ricerca fu scosso da Il Mistero di Orione di Robert Bauval e Adrian Gilbert, lo studio dei monumenti sacri dell’antichità si arricchì di una nuova chiave interpretativa, secondo la quale la maggior parte di essi riproduceva alcune costellazioni (o parti di esse) ed era orientata in base alla loro posizione nel cielo. Attenti studi hanno rilevato che questa consuetudine era diffusa in tutto il mondo, inducendo a ipotizzare l’esistenza di un progetto planetario di traduzione sulla Terra dell’ordine e dell’armonia dei cieli.
Secondo Bauval, i costruttori delle tre piramidi della Piana di Giza (Cheope, Chefren, Micerino) riprodussero le tre stelle della Cintura di Orione (Alnitak, Alnilam, Mintaka) per stabilire un collegamento tra Cielo e Terra dalla duplice finalità: fissare, attraverso il linguaggio universale dell’astronomia, l’epoca in cui sono state edificate; condurre le anime dei defunti nel grembo della costellazione di Orione, visto come luogo del riposo eterno o come passaggio verso un’altra dimensione.
Quale scopo cela la necessità di riportare le costellazioni sulla Terra? È possibile che il legame tra la Piana di Giza e Orione fosse solo il primo punto di contatto, l’unico finora individuato, dal quale dipendono altre correlazioni tra Cielo e Terra che sono determinanti per la Storia dell’Uomo? Nel 4540 a.C. il Sole assunse la costellazione del Toro come nuova dimora zodiacale, inaugurando l’Era del Toro (4540 a.C. – 1865 a.C.), la cui prima metà coincide con il Neolitico Badariano egizio (4400 a.C. – 3900 a.C.) e con l’Età Predinastica (4000 a.C. – 3100 a.C.); è in questo arco di tempo che, secondo il mito egizio, Iside diede alla luce suo figlio Horus nelle paludi del delta del Nilo e che, sempre nel Basso Egitto, si diffuse il culto della dea Hathor, la Vacca Celeste, effigie della costellazione del Toro e nutrice del dio Horus. Il nome Hathor significa letteralmente: luogo in cui nasce Horus, e il nesso tra il Toro e Horus è esplicito anche negli epiteti (Toro Vittorioso, Toro Possente ecc.) con i quali il figlio di Iside era noto.
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Il punto di ancoraggio costituito dalla corrispondenza tra la Piana di Giza e la Cintura di Orione, consente la coincidenza della costellazione del Toro con il Basso Egitto e la parte settentrionale della penisola del Sinai.
“Durante l’Antico Regno, il territorio egizio era suddiviso in distretti o nomoi, venti dislocati a nord, ventidue a sud. I nomi dei distretti del Basso Egitto contenevano espliciti riferimenti alla Vacca Celeste o al Toro: il secondo nomos, a ovest del Nilo, si chiamava Zampa Anteriore della Vacca, il sesto nomos era noto come la Montagna del Toro, il decimo era il Toro Nero. Confrontando una cartina astronomica e una mappa dell’Egitto in modo che le piramidi della Piana di Giza coincidano con la Cintura di Orione (…), constatiamo che la costellazione del Toro corrisponde al delta del Nilo e alla parte settentrionale del Sinai.”
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Il distretto della Zampa Anteriore della Vacca nel Basso Egitto.
La corrispondenza tra la costellazione del Toro e la parte settentrionale dell’Egitto dimostra che la Piana di Giza e la Cintura di Orione costituiscono solo il punto di ancoraggio visibile di un progetto ben più ampio, che non si limita all’estemporanea riproduzione sulla Terra di una porzione di Cielo, ma rivela la coincidenza di alcune costellazioni zodiacali dell’emisfero boreale (Gemelli, Toro, Ariete, Pesci) con le regioni sud orientali del bacino mediterraneo, dal confine tra Libia ed Egitto fino al fiume Giordano. Così come il Sole procede in senso antiorario lungo la linea dello Zodiaco, da ovest verso est, allo stesso modo l’epicentro della Storia si è spostato dall’Egitto ad Israele con l’Esodo, il cui autentico scopo è analizzato con dovizia di particolari ne Il Segreto delle Ere.
I miti delle antiche civiltà sono accomunati dalla presenza di personaggi inviati sulla Terra da un Entità Suprema con il compito di riportare ordine, equità e giustizia, elevare il grado di civilizzazione e redimere l’Umanità dai suoi errori e dall’oppressione del Male: Thoth, Osiride, Horus in Egitto, Zoroastro (Zaratustra in lingua avestana) e Mithra secondo i Persiani, Mosè per gli Ebrei, Krishna nella religione induista, Viracocha per gli Inca, Quetzalcóatl presso gli Aztechi o Kukulkàn presso i Maya, Gesù nel pensiero cristiano. Il Segreto delle Ere rivela che il loro avvento è sempre coinciso con l’ingresso del Sole in una nuova dimora zodiacale, come se il passaggio da un’Era alla successiva abbia imposto, e continui ad imporre, la comparsa di un figlio del Cielo. Qual è il nesso tra il Sole e la nascita dei messaggeri della Divinità Suprema? È noto che la tradizione identifica ognuno di essi (Horus, Krishna, Mithra, Gesù) con il Sole;
“Il termine Sole deriva dal latino sol, che in inglese si traduce sun, versione moderna dall’antico britannico sunne (protogermanico sunnon, gotico sunno); dalla radice sn deriva il sostantivo son, che vuol dire “figlio”, la cui forma antica era sunu (indoeuropeo sunu, protogermanico sunuz, gotico sunus). In lingua tedesca, figlio si dice sohn, mentre Sole si traduce sonne. L’evidente origine comune delle forme son e sun consente di stabilire un legame tra i sostantivi figlio e Sole.”
Com’è in cielo, così sia in Terra; l’identificazione dei figli della divinità con il Sole conduce ad uno dei temi fondamentali de Il Segreto delle Ere: l’ingresso del Sole/Sun in una nuova dimora celeste determina la nascita di un nuovo Figlio/Son sulla Terra. Il mondo li chiama avatar, messaggeri, eletti, profeti, figli di Dio, prescelti; noi li chiameremo Messia. La corrispondenza delle costellazioni zodiacali con alcune regioni terrestri è stata concepita per un preciso scopo: indicare, Era dopo Era, il luogo e il tempo dell’Avvento del nuovo Messia. Il dogma cristiano secondo il quale Gesù sarebbe l’unico e il solo Messia inviato da Dio non rende giustizia alla grandezza del progetto sin qui descritto: l’intervento divino non si è manifestato in un unico luogo e in un solo momento storico, ma si compie con l’Avvento di un Messia in ogni Era, come è accaduto in passato e come accadrà in un futuro prossimo.
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La “Piramide del Cielo” composta dalle quattro stelle che perimetrano Orione (Betelgeuse, Bellatrix, Rigel, Saiph) e da Sirio; si noti il nome Z.E.D. composto dalle tre stelle della Cintura di Orione, di cui la Piramide di Cheope e l’immagine terrestre perfettamente speculare.
Dinanzi alla magnificenza di un disegno tanto complesso quanto lungimirante, non si può non ravvisare un intervento che è stato ideato a beneficio della razza umana ma di chiara matrice non umana: qualunque sia il remoto angolo dell’Universo da cui provengono, coloro che hanno donato la vita all’Uomo non lo hanno mai abbandonato. La loro infinita bontà ha accettato che l’Uomo perseguisse la via del libero arbitrio, pur sapendo che lo avrebbe condotto a macchiarsi di indicibili orrori e a mettere a repentaglio la sua sopravvivenza. Ne Il Segreto delle Ere, il progetto è rivelato con chiarezza: essi non hanno mai smesso di credere in noi e di tentare di strapparci alla cieca follia del nostro agire, intervenendo nella Storia in modo discreto ma deciso, nella speranza che il messaggio fosse colto e perseguito; un intervento quasi impercettibile, ma che testimonia una vigilanza costante sull’evoluzione dell’Umanità, della quale sono Padri, non Creatori. Ma, allora, chi e perché ci ha fatto dono della vita?
Cacciatori d’oro spaziali?
Tra il 1968 e il 1976, eminenti studiosi di tutto il mondo hanno contribuito all’elaborazione di una teoria che, da modesta e parziale interpretazione dei fatti, è stata assunta come unica, incontrastata certezza, in un sistema labirintico di congetture che ormai fatica a distinguere la realtà oggettiva dalle sue pindariche elaborazioni. Certi che le prove sin qui addotte da tali studiosi siano insufficienti, contradditorie e per nulla esplicative, rigettiamo l’idea che la vita umana sia il frutto di un improvvisato esperimento genetico condotto da scienziati alieni, il risultato di un blando procedere per prove ed errori al fine di ottenere lo schiavo perfetto da impiegare nella ricerca della quantità d’oro necessaria per riparare l’atmosfera morente del misterioso pianeta Nibiru. La teoria dell’Anunnaki (in sumerico: “coloro che dal cielo scesero sulla terra”), approdato sul nostro pianeta in cerca di oro, si fonda su alcuni princìpi: non esiste un solo dio, ma una moltitudine di dèi; questi dèi sono, in realtà, alieni; gli alieni sono capricciosi e avidi di oro; la Creazione è un atto di manipolazione genetica; la vita umana è il risultato di un esperimento; l’Umanità è stata creata per esigenze pratiche e materialistiche.
Niente paradiso, purgatorio e inferno; niente amore, perdono, assoluzione, salvezza, niente lotta tra luce e tenebre; nessuno scopo, nessun regno dei Cieli, nessuna fine dei tempi, nessuna speranza, nessuna ricerca interiore di Dio, nessuna elevazione spirituale, nessuna anima che fa ritorno in Cielo.
Ipse dixērunt: l’essere umano è una cavia da laboratorio, un ibrido tra alieno e ominide, né dio né scimmia, non voluto, non amato, imperfetto, solo e senza scopo, sospeso tra cinquemila anni di illusioni in cui è vissuto nel passato e un futuro di mesta disillusione.
Ma sarà davvero così? A partire dal XV secolo, l’Umanesimo aveva coraggiosamente superato l’oscurantismo alto medioevale con una rinnovata celebrazione dell’essere umano; questa corrente di pensiero affermava che l’Uomo possiede capacità illimitate di conoscenza, progresso e sviluppo, in grado di affrancarlo dalla condizione di colpa e sottomissione cui il regime ecclesiastico lo aveva costretto nel precedente millennio. La rivalutazione della dignità umana non implicava un agire al di fuori dei confini della religione e in contrapposizione con il divino; al contrario, essendo l’Uomo stesso imago dei, la sua operosità e la bontà delle sue azioni potevano riavvicinarlo a Dio, restituendogli lo scettro di creatura perfetta in un mondo perfetto.
Se tali nobili princìpi hanno condotto a straordinari progressi in campo scientifico, tecnologico, etico, e a grandi produzioni artistiche e letterarie, quale dignità si conferisce all’Uomo riducendolo ad un prodotto di laboratorio, un OGM, un esperimento genetico compiuto affinché gli dèi avessero i loro schiavi provetti? Quale progresso vi è per l’Umanità nel sostituire il Dio vendicativo e inflessibile della Bibbia con una masnada di extraterrestri che crea senza nobili scopi, colonizza, sfrutta, depreda e poi fugge? In nessun momento della Storia, l’Uomo si era accanito con tanto disprezzo su quanto ha sempre ritenuto sacro e inviolabile; mai come ora la ricerca aveva profuso i suoi sforzi nello screditare tanto Dio quanto l’Umanità, diffondendo una sconfortante e insensata sfiducia verso se stesso, il futuro, il cielo. Ateismo, materialismo, cinismo e indifferenza sono metastasi di un male che si chiama nichilismo e del quale tutto il mondo sta tornando ad essere vittima.
Denigrare la fede dell’Uomo equivale a denigrare l’Uomo; delineare un’immagine insulsa e effimera dell’Uomo equivale a delineare un’immagine altrettanto svilita della divinità; disprezzando chi ci ha donato la vita, si disprezza il dono stesso della vita. Eravamo la delizia del Creato; siamo stati ridotti ad uno scherzo genetico, un blando svago realizzato in provetta, senza null’altro che l’istinto animalesco di riprodurci e distruggere, fagocitare e sopprimere, modificare, creare senza etica, così come avrebbero fatto quelli che, a loro volta, hanno creato l’Uomo solo per cinico e utilitaristico diletto.
Non possiamo accettarlo. Non solo perché è offensivo e oltraggioso nei confronti della scintilla divina che risplende in ogni essere umano, persino in quelli che la negano con risate beffarde; non lo accettiamo perché è palesemente falso. È in gioco la dignità, il rispetto, la sopravvivenza dell’Uomo, e tali affermazioni non rendono giustizia tanto all’Uomo quanto alla superiorità evolutiva di chi ha voluto la nostra esistenza per uno scopo riassumibile in una parola che oggi risuona imbarazzante nei corridoi della scienza e nel borioso mondo della ricerca: AMORE. La nascita dell’Uomo è un atto d’amore, lo stesso amore che, in natura, lega un padre ad un figlio. E Il segreto delle Ere ne è la prova.
In quanto ricercatori, siamo interessati a conoscere il nostro passato, scoprire le nostre origini e comprendere quando e dove il tutto ha avuto inizio; ma, in quanto uomini, siamo consapevoli che la scoperta del Segreto delle Ere consente di guardare con rinnovata fiducia al nostro domani, certi che la presenza di chi ci ha fatto dono della vita non è mai venuta meno:

Se ogni Era ha beneficiato dell’Avvento di un Messia, non vi è alcun dubbio che questo accadrà anche in un futuro non troppo lontano.

Non è un dogma religioso, non è un atto di fede legato ad un Credo, ma una certezza storica che impegna ognuno di noi ad una profonda riflessione sullo stato di salute della nostra coscienza: siamo davvero pronti per un simile avvenimento? comprendiamo il significato e la portata di un nuovo Avvento messianico? Saremo in grado di preparare le future generazioni ad accogliere colui che verrà?
Infondere il dubbio è più semplice che costruire certezze. Il Segreto delle Ere parla con umiltà e coraggio alla speranza ancora viva nei cuori di chi ha l’umiltà di voler ascoltare: il nostro compito è far comprendere chi sono i nostri Padri e di quale natura era, ed è, il rapporto che intercorre tra loro e noi; la nostra missione è preparare la Strada. Un piccolo contributo per una grande causa.


…tratto da altrogiornale.org
https://www.altrogiornale.org/segreto-ere-messia-che-verra/
Piero Ragone