PIERO RAGONE è filosofo, ricercatore, scrittore, studioso di religioni e di esoterismo. Il suo campo d’indagine è tutto ciò che la scienza non è in grado di spiegare. Laureato in Filosofia nel 2001, consegue due master e nel 2017 riceve la laurea honoris causa in Scienze Esoteriche. Autore di numerosi testi di successo, è ospite di convegni nazionali ed internazionali e il suo nome è accostato ai maggiori interpreti della ricerca italiana e mondiale.

sabato 1 giugno 2019

La realtà ha più immaginazione dei nostri sogni

Abbiamo deciso di fare le cose in grande e, per celebrare il mio ritorno, Il Giardino dei Libri metterà a disposizione IN OMAGGIO un testo intitolato "Ci Vediamo al Bivio, Ragazzi!" (e non poteva essere altrimenti) a chi acquisterà "Il Tuo Destino Ti Troverà per quanto lontano tu possa Andare".
Non è ancora ufficiale, ma ci tenevo a dare questa piccola anticipazione.
L'ebook, completamente gratuito, è arricchito dalle opere realizzate da uno di voi: sono ritratti davvero bellissimi, che ho voluto a tutti i costi nel libro 

In basso trovate il link per prenotarlo o per essere avvertiti al momento dell'uscita; la pagina è in continuo aggiornamento quindi c'è ancora molto da scoprire.
E pensare che questo doveva essere l'anno dei "dolorosi doveri e degli strazianti distacchi", avrebbe scritto Rimbaud. 
A febbraio la nuova edizione de Il Segreto delle Ere, e ora queste due opere...

E' proprio vero: la realtà ha più immaginazione dei nostri sogni.

venerdì 24 maggio 2019

Il Tuo Destino Ti Troverà

Non perderti il nuovo libro di Piero Ragone, "Il tuo Destino ti Troverà per quanto lontano tu possa andare".
Dietro la rispettabile facciata di una maschera dai tratti gentili, con le sue affabili maniere e le ingannevoli buone intenzioni, si cela una forza distruttiva che dimora nel profondo in attesa del momento propizio per assumere il controllo e impadronirsi del nostro essere.
Nella vita reale il suo nome è Dolore, nelle scienze della psiche si chiama Ego; nell’Esoterismo è l’Ombra; nelle fiabe è il Signore Oscuro; nei sogni è la Nemesi; nelle leggende è il Drago, il simbolo più antico dell’inconscio, l’abitante più temibile del nostro mondo interiore.
Siamo al mondo per adempiere ad una missione: essere pronti quando il destino riaprirà gli occhi del Drago. Il suo risveglio è il momento in cui combatti per diventare chi sei o permetti che siano gli altri a decidere chi dovrai essere.
Quando la speranza si ridesta, il Drago si ridesta; quando la tua missione ha inizio, comincia anche quella del Drago; colui che dà vita ai propri desideri, dà vita al Drago; colui che cerca la luce della propria anima si imbatte nella propria oscurità. Non ci rendiamo conto di possedere un’ombra interiore finché non scopriamo di avere una luce interiore: quando l’abbiamo trovata, comincia la battaglia.

domenica 19 maggio 2019

LA SPADA E LA ROCCIA


Sono note due spade (in realtà sono tre, una si trova a Rocamadour, sul "cammino di Compostela") che, secondo la leggenda, sono state conficcate in una roccia: Excalibur, la famosa spada di re Artù, e la spada di San Galgano nell'abbazia cistercense in provincia di Siena.
La differenza che tutti sottolineano è che la spada di Artù esiste solo nella leggenda mentre quella di Galgano esiste realmente e si può ancora vedere.

Al contrario, Galgano conficcò energicamente la spada nella roccia per porre fine alla sua vita mondana, fatta di futilità e dissolutezza, e trovare la pace.
Ma c'è un'altra differenza: Artù estrasse la spada all'inizio della sua avventura per portare giustizia, con la guerra, in un'Inghilterra precipitata nell'anarchia ed esposta alle invasioni d'oltremare. Artù ha estratto la spada per portare giustizia; Galgano l'ha conficcata per fare giustizia.
Cos'è davvero giusto, IUSTUS, che in latino significa "conforme alle leggi umane e divine"?
Quale dei due atti conduce realmente alla giustizia, estrarre o deporre? Non è così semplice. Qualcuno ha detto: "Sono venuto per portare una spada" ma, specifica, per separare, non per uccidere; guardo l'arcangelo Michele e vedo che impugna una spada, ma non colpisce nessuno. Io sono cresciuto con il mito di Artù, ma Galgano ha un perché che non si può ignorare ...
Ci vediamo al Bivio, che è dove la maggior parte di noi estrae o conficca la sua personalissima spada ...


Piero Ragone

mercoledì 3 aprile 2019

OGNI REGIONE DELLA TERRA CORRISPONDE AD UNA COSTELLAZIONE


Un pittoresco protagonista dell’indimenticabile film Ed Wood di Tim Burton affermava: “Siamo tutti interessati al futuro, perché è là che voi ed io trascorreremo gli anni che ci restano da vivere”. A partire dal secondo dopoguerra e, in maniera più convinta, agli inizi del nuovo millennio, la criptoarcheologica è approdata a conclusioni che hanno profondamente influenzato l’approccio dell’Uomo alla religione, ai testi sacri, e modificato le attese riguardo noi stessi, il futuro che ci attende e l’alterità che il cielo gelosamente “cela”. Tra il creazionismo biblico, ormai percepito come sbiadito superstite di un’Età oscura e superstiziosa, e il darwinismo scientifico (“le specie viventi si evolvono per adattarsi all’ambiente circostante”), si sta imponendo una nuova ipotesi secondo la quale le divinità di cui parlano i testi sacri di tutto il mondo sono, in realtà, alieni che, in tempi remoti, hanno visitato la Terra, ridefinendo in tal modo il concetto di Dio e il rapporto dell’Uomo con esso. Con tutto ciò che ne consegue.
Se lo slancio di questa teoria offre notevoli spunti di riflessione, è pur vero che ha prodotto esagerazioni spesso sconcertanti, con l’onnipresente spiegazione extraterrestre che risolve ogni lacuna storica e che si erge a verità assoluta, in contrapposizione alle menzogne diffuse per millenni da abili manipolatori al servizio ora dello Stato, ora della Chiesa. Accade così che l’incubo fantascientifico di datati movie anni Cinquanta come La Guerra dei Mondi e Ultimatum alla Terra diventino profetiche visioni di una verità celata all’Uomo da complotti mondiali, e che le basi UFO su Marte e sulla Luna, o i capi di Stato che si trasformano in rettiloidi, risultino più credibili del fiat lux et lux fuit, di Adamo ed Eva, dell’Eden, del concepimento sine peccato o di una nascita in una grotta. In un’epoca così pronta ad accogliere nuove idee, desiderosa come mai prima di conoscere le proprie origini e il proprio futuro, il ricercatore si è lasciato sedurre dalla tendenza del pubblico a fagocitare le tesi più improbabili, che non solo minano la credibilità del mondo della ricerca, ma che rischiano di compromettere l’evoluzione umana; si pensi alla follia nazista della razza ariana dominante, un pensiero che oggi appare risibile e delirante, ma che ha condotto ad una guerra mondiale costata sessanta milioni di morti.
Il nugolo di sospetti cospirativi, la ricerca ossessiva della presenza aliena e l’impulso insaziabile di depredare la materia religiosa per scovarvi menzogne, inganni, truffe perpetuati ai danni dell’Umanità impongono una domanda: il caos che ne deriva ha effetti benefici sul nostro futuro? Chi si prodiga in questo rapace proselitismo ha realmente a cuore il progresso e la libertà dell’Uomo?
Un punto di ancoraggio: Giza – Orione
Quando, nel 1994, il mondo della ricerca fu scosso da Il Mistero di Orione di Robert Bauval e Adrian Gilbert, lo studio dei monumenti sacri dell’antichità si arricchì di una nuova chiave interpretativa, secondo la quale la maggior parte di essi riproduceva alcune costellazioni (o parti di esse) ed era orientata in base alla loro posizione nel cielo. Attenti studi hanno rilevato che questa consuetudine era diffusa in tutto il mondo, inducendo a ipotizzare l’esistenza di un progetto planetario di traduzione sulla Terra dell’ordine e dell’armonia dei cieli.
Secondo Bauval, i costruttori delle tre piramidi della Piana di Giza (Cheope, Chefren, Micerino) riprodussero le tre stelle della Cintura di Orione (Alnitak, Alnilam, Mintaka) per stabilire un collegamento tra Cielo e Terra dalla duplice finalità: fissare, attraverso il linguaggio universale dell’astronomia, l’epoca in cui sono state edificate; condurre le anime dei defunti nel grembo della costellazione di Orione, visto come luogo del riposo eterno o come passaggio verso un’altra dimensione.
Quale scopo cela la necessità di riportare le costellazioni sulla Terra? È possibile che il legame tra la Piana di Giza e Orione fosse solo il primo punto di contatto, l’unico finora individuato, dal quale dipendono altre correlazioni tra Cielo e Terra che sono determinanti per la Storia dell’Uomo? Nel 4540 a.C. il Sole assunse la costellazione del Toro come nuova dimora zodiacale, inaugurando l’Era del Toro (4540 a.C. – 1865 a.C.), la cui prima metà coincide con il Neolitico Badariano egizio (4400 a.C. – 3900 a.C.) e con l’Età Predinastica (4000 a.C. – 3100 a.C.); è in questo arco di tempo che, secondo il mito egizio, Iside diede alla luce suo figlio Horus nelle paludi del delta del Nilo e che, sempre nel Basso Egitto, si diffuse il culto della dea Hathor, la Vacca Celeste, effigie della costellazione del Toro e nutrice del dio Horus. Il nome Hathor significa letteralmente: luogo in cui nasce Horus, e il nesso tra il Toro e Horus è esplicito anche negli epiteti (Toro Vittorioso, Toro Possente ecc.) con i quali il figlio di Iside era noto.
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Il punto di ancoraggio costituito dalla corrispondenza tra la Piana di Giza e la Cintura di Orione, consente la coincidenza della costellazione del Toro con il Basso Egitto e la parte settentrionale della penisola del Sinai.
“Durante l’Antico Regno, il territorio egizio era suddiviso in distretti o nomoi, venti dislocati a nord, ventidue a sud. I nomi dei distretti del Basso Egitto contenevano espliciti riferimenti alla Vacca Celeste o al Toro: il secondo nomos, a ovest del Nilo, si chiamava Zampa Anteriore della Vacca, il sesto nomos era noto come la Montagna del Toro, il decimo era il Toro Nero. Confrontando una cartina astronomica e una mappa dell’Egitto in modo che le piramidi della Piana di Giza coincidano con la Cintura di Orione (…), constatiamo che la costellazione del Toro corrisponde al delta del Nilo e alla parte settentrionale del Sinai.”
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Il distretto della Zampa Anteriore della Vacca nel Basso Egitto.
La corrispondenza tra la costellazione del Toro e la parte settentrionale dell’Egitto dimostra che la Piana di Giza e la Cintura di Orione costituiscono solo il punto di ancoraggio visibile di un progetto ben più ampio, che non si limita all’estemporanea riproduzione sulla Terra di una porzione di Cielo, ma rivela la coincidenza di alcune costellazioni zodiacali dell’emisfero boreale (Gemelli, Toro, Ariete, Pesci) con le regioni sud orientali del bacino mediterraneo, dal confine tra Libia ed Egitto fino al fiume Giordano. Così come il Sole procede in senso antiorario lungo la linea dello Zodiaco, da ovest verso est, allo stesso modo l’epicentro della Storia si è spostato dall’Egitto ad Israele con l’Esodo, il cui autentico scopo è analizzato con dovizia di particolari ne Il Segreto delle Ere.
I miti delle antiche civiltà sono accomunati dalla presenza di personaggi inviati sulla Terra da un Entità Suprema con il compito di riportare ordine, equità e giustizia, elevare il grado di civilizzazione e redimere l’Umanità dai suoi errori e dall’oppressione del Male: Thoth, Osiride, Horus in Egitto, Zoroastro (Zaratustra in lingua avestana) e Mithra secondo i Persiani, Mosè per gli Ebrei, Krishna nella religione induista, Viracocha per gli Inca, Quetzalcóatl presso gli Aztechi o Kukulkàn presso i Maya, Gesù nel pensiero cristiano. Il Segreto delle Ere rivela che il loro avvento è sempre coinciso con l’ingresso del Sole in una nuova dimora zodiacale, come se il passaggio da un’Era alla successiva abbia imposto, e continui ad imporre, la comparsa di un figlio del Cielo. Qual è il nesso tra il Sole e la nascita dei messaggeri della Divinità Suprema? È noto che la tradizione identifica ognuno di essi (Horus, Krishna, Mithra, Gesù) con il Sole;
“Il termine Sole deriva dal latino sol, che in inglese si traduce sun, versione moderna dall’antico britannico sunne (protogermanico sunnon, gotico sunno); dalla radice sn deriva il sostantivo son, che vuol dire “figlio”, la cui forma antica era sunu (indoeuropeo sunu, protogermanico sunuz, gotico sunus). In lingua tedesca, figlio si dice sohn, mentre Sole si traduce sonne. L’evidente origine comune delle forme son e sun consente di stabilire un legame tra i sostantivi figlio e Sole.”
Com’è in cielo, così sia in Terra; l’identificazione dei figli della divinità con il Sole conduce ad uno dei temi fondamentali de Il Segreto delle Ere: l’ingresso del Sole/Sun in una nuova dimora celeste determina la nascita di un nuovo Figlio/Son sulla Terra. Il mondo li chiama avatar, messaggeri, eletti, profeti, figli di Dio, prescelti; noi li chiameremo Messia. La corrispondenza delle costellazioni zodiacali con alcune regioni terrestri è stata concepita per un preciso scopo: indicare, Era dopo Era, il luogo e il tempo dell’Avvento del nuovo Messia. Il dogma cristiano secondo il quale Gesù sarebbe l’unico e il solo Messia inviato da Dio non rende giustizia alla grandezza del progetto sin qui descritto: l’intervento divino non si è manifestato in un unico luogo e in un solo momento storico, ma si compie con l’Avvento di un Messia in ogni Era, come è accaduto in passato e come accadrà in un futuro prossimo.
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La “Piramide del Cielo” composta dalle quattro stelle che perimetrano Orione (Betelgeuse, Bellatrix, Rigel, Saiph) e da Sirio; si noti il nome Z.E.D. composto dalle tre stelle della Cintura di Orione, di cui la Piramide di Cheope e l’immagine terrestre perfettamente speculare.
Dinanzi alla magnificenza di un disegno tanto complesso quanto lungimirante, non si può non ravvisare un intervento che è stato ideato a beneficio della razza umana ma di chiara matrice non umana: qualunque sia il remoto angolo dell’Universo da cui provengono, coloro che hanno donato la vita all’Uomo non lo hanno mai abbandonato. La loro infinita bontà ha accettato che l’Uomo perseguisse la via del libero arbitrio, pur sapendo che lo avrebbe condotto a macchiarsi di indicibili orrori e a mettere a repentaglio la sua sopravvivenza. Ne Il Segreto delle Ere, il progetto è rivelato con chiarezza: essi non hanno mai smesso di credere in noi e di tentare di strapparci alla cieca follia del nostro agire, intervenendo nella Storia in modo discreto ma deciso, nella speranza che il messaggio fosse colto e perseguito; un intervento quasi impercettibile, ma che testimonia una vigilanza costante sull’evoluzione dell’Umanità, della quale sono Padri, non Creatori. Ma, allora, chi e perché ci ha fatto dono della vita?
Cacciatori d’oro spaziali?
Tra il 1968 e il 1976, eminenti studiosi di tutto il mondo hanno contribuito all’elaborazione di una teoria che, da modesta e parziale interpretazione dei fatti, è stata assunta come unica, incontrastata certezza, in un sistema labirintico di congetture che ormai fatica a distinguere la realtà oggettiva dalle sue pindariche elaborazioni. Certi che le prove sin qui addotte da tali studiosi siano insufficienti, contradditorie e per nulla esplicative, rigettiamo l’idea che la vita umana sia il frutto di un improvvisato esperimento genetico condotto da scienziati alieni, il risultato di un blando procedere per prove ed errori al fine di ottenere lo schiavo perfetto da impiegare nella ricerca della quantità d’oro necessaria per riparare l’atmosfera morente del misterioso pianeta Nibiru. La teoria dell’Anunnaki (in sumerico: “coloro che dal cielo scesero sulla terra”), approdato sul nostro pianeta in cerca di oro, si fonda su alcuni princìpi: non esiste un solo dio, ma una moltitudine di dèi; questi dèi sono, in realtà, alieni; gli alieni sono capricciosi e avidi di oro; la Creazione è un atto di manipolazione genetica; la vita umana è il risultato di un esperimento; l’Umanità è stata creata per esigenze pratiche e materialistiche.
Niente paradiso, purgatorio e inferno; niente amore, perdono, assoluzione, salvezza, niente lotta tra luce e tenebre; nessuno scopo, nessun regno dei Cieli, nessuna fine dei tempi, nessuna speranza, nessuna ricerca interiore di Dio, nessuna elevazione spirituale, nessuna anima che fa ritorno in Cielo.
Ipse dixērunt: l’essere umano è una cavia da laboratorio, un ibrido tra alieno e ominide, né dio né scimmia, non voluto, non amato, imperfetto, solo e senza scopo, sospeso tra cinquemila anni di illusioni in cui è vissuto nel passato e un futuro di mesta disillusione.
Ma sarà davvero così? A partire dal XV secolo, l’Umanesimo aveva coraggiosamente superato l’oscurantismo alto medioevale con una rinnovata celebrazione dell’essere umano; questa corrente di pensiero affermava che l’Uomo possiede capacità illimitate di conoscenza, progresso e sviluppo, in grado di affrancarlo dalla condizione di colpa e sottomissione cui il regime ecclesiastico lo aveva costretto nel precedente millennio. La rivalutazione della dignità umana non implicava un agire al di fuori dei confini della religione e in contrapposizione con il divino; al contrario, essendo l’Uomo stesso imago dei, la sua operosità e la bontà delle sue azioni potevano riavvicinarlo a Dio, restituendogli lo scettro di creatura perfetta in un mondo perfetto.
Se tali nobili princìpi hanno condotto a straordinari progressi in campo scientifico, tecnologico, etico, e a grandi produzioni artistiche e letterarie, quale dignità si conferisce all’Uomo riducendolo ad un prodotto di laboratorio, un OGM, un esperimento genetico compiuto affinché gli dèi avessero i loro schiavi provetti? Quale progresso vi è per l’Umanità nel sostituire il Dio vendicativo e inflessibile della Bibbia con una masnada di extraterrestri che crea senza nobili scopi, colonizza, sfrutta, depreda e poi fugge? In nessun momento della Storia, l’Uomo si era accanito con tanto disprezzo su quanto ha sempre ritenuto sacro e inviolabile; mai come ora la ricerca aveva profuso i suoi sforzi nello screditare tanto Dio quanto l’Umanità, diffondendo una sconfortante e insensata sfiducia verso se stesso, il futuro, il cielo. Ateismo, materialismo, cinismo e indifferenza sono metastasi di un male che si chiama nichilismo e del quale tutto il mondo sta tornando ad essere vittima.
Denigrare la fede dell’Uomo equivale a denigrare l’Uomo; delineare un’immagine insulsa e effimera dell’Uomo equivale a delineare un’immagine altrettanto svilita della divinità; disprezzando chi ci ha donato la vita, si disprezza il dono stesso della vita. Eravamo la delizia del Creato; siamo stati ridotti ad uno scherzo genetico, un blando svago realizzato in provetta, senza null’altro che l’istinto animalesco di riprodurci e distruggere, fagocitare e sopprimere, modificare, creare senza etica, così come avrebbero fatto quelli che, a loro volta, hanno creato l’Uomo solo per cinico e utilitaristico diletto.
Non possiamo accettarlo. Non solo perché è offensivo e oltraggioso nei confronti della scintilla divina che risplende in ogni essere umano, persino in quelli che la negano con risate beffarde; non lo accettiamo perché è palesemente falso. È in gioco la dignità, il rispetto, la sopravvivenza dell’Uomo, e tali affermazioni non rendono giustizia tanto all’Uomo quanto alla superiorità evolutiva di chi ha voluto la nostra esistenza per uno scopo riassumibile in una parola che oggi risuona imbarazzante nei corridoi della scienza e nel borioso mondo della ricerca: AMORE. La nascita dell’Uomo è un atto d’amore, lo stesso amore che, in natura, lega un padre ad un figlio. E Il segreto delle Ere ne è la prova.
In quanto ricercatori, siamo interessati a conoscere il nostro passato, scoprire le nostre origini e comprendere quando e dove il tutto ha avuto inizio; ma, in quanto uomini, siamo consapevoli che la scoperta del Segreto delle Ere consente di guardare con rinnovata fiducia al nostro domani, certi che la presenza di chi ci ha fatto dono della vita non è mai venuta meno:

Se ogni Era ha beneficiato dell’Avvento di un Messia, non vi è alcun dubbio che questo accadrà anche in un futuro non troppo lontano.

Non è un dogma religioso, non è un atto di fede legato ad un Credo, ma una certezza storica che impegna ognuno di noi ad una profonda riflessione sullo stato di salute della nostra coscienza: siamo davvero pronti per un simile avvenimento? comprendiamo il significato e la portata di un nuovo Avvento messianico? Saremo in grado di preparare le future generazioni ad accogliere colui che verrà?
Infondere il dubbio è più semplice che costruire certezze. Il Segreto delle Ere parla con umiltà e coraggio alla speranza ancora viva nei cuori di chi ha l’umiltà di voler ascoltare: il nostro compito è far comprendere chi sono i nostri Padri e di quale natura era, ed è, il rapporto che intercorre tra loro e noi; la nostra missione è preparare la Strada. Un piccolo contributo per una grande causa.


…tratto da altrogiornale.org
https://www.altrogiornale.org/segreto-ere-messia-che-verra/
Piero Ragone

venerdì 29 marzo 2019

NATI IN UNA GROTTA

NATI IN UNA GROTTA


Divinità e profeti, prìncipi e re, messia e personaggi celebri dell’antichità condividono la nascita in caverne e grotte; un enigma la cui soluzione si intreccia con un altro mistero che interroga gli studiosi di tutto il mondo: la singolare posizione della Camera del Re nella piramide di Cheope.

Antichi miti egizi narrano che, quattro millenni prima di Cristo, la dea Iside diede alla luce Horus in una caverna nascosta tra i giunchi del delta del Nilo; circa 3000 anni dopo, secondo la religione induista, la nascita del principe Krishna, ottavo Maha Avatara (Grande “Avatar”, incarnazione della divinità in un corpo fisico) del dio vedico Visnù, sarebbe avvenuta in una grotta della montagna sacra chiamata Meru; leggende greche tramandano che Rhéa partorì Zeus, signore degli dèi olimpici, in un antro del monte Díktē, a Creta, e suo figlio Hermes, in Grecia, venne al mondo in una grotta del monte Cillene; nella tradizione latina, i gemelli Romolo e Remo furono allevati dalla leggendaria lupa sul colle Palatino, in una caverna detta Lupercale; secondo i Veda, 1200 anni prima di Cristo, il dio solare Mitra nacque in una angusta caverna, come il celebre filosofo cinese fondatore del Taoismo, Lao Tzu, nato in una grotta nei pressi del villaggio di Chu'jen, nella Cina orientale, e Zarathuštra (noto anche con il nome di Zoroastro), profeta iranico, nato a Bactra, città della Battriana, in Persia, nel IV secolo a.C.; anche Gesù, secondo la tradizione popolare cristiana, sarebbe stato partorito in una modesta grotta poco distante da Betlemme.
Superata l’Era Glaciale, le condizioni climatiche più favorevoli consentirono il progressivo abbandono di uno stile di vita dedito esclusivamente alla lotta per la sopravvivenza e permisero all’Uomo di sperimentare le prime, rudimentali forme di aggregazione sociale organizzata; questo passaggio implicò un cambiamento nel modo di intendere caverne e grotte, non più considerate abitazioni di fortuna indispensabili per sopravvivere alla rigidità del clima e alla violenza della natura, ma santuari naturali che la Madre Terra aveva donato all’Uomo, ancestrale riparo contro le avversità del mondo, grembo protettivo e, allo stesso tempo, dispensatore di vita, come era intesa dalla cultura azteca, che collocava in una grotta la nascita del genere umano. Le caverne di tutto il mondo ci consegnano i più antichi graffiti rupestri incisi dall’Uomo, segni indelebili di civiltà perdute che hanno affidato alle ruvide pareti di questi luoghi nascosti la testimonianza pittorica della propria esistenza; in Grecia, la grotta era associata al culto di creature leggendarie come ninfe e fauni, mentre nei Paesi Baschi la dea Mari si manifestava nei pressi di antri ombrosi. Il cristianesimo fece sua e mantenne viva la sacralità delle grotte, come dimostra il culto dell’Arcangelo Michele il quale, nell’apparizione 490 d.C., chiese che fosse consacrata in suo nome una grotta sita sul Monte Sant’Angelo, in Puglia; anche l’abside e le nicchie delle chiese cristiane avevano lo scopo di riprodurre e rievocare, all’interno della struttura architettonica, l’ambiente raccolto e intimo delle grotte naturali.


La Stella dei Re

Tuttavia, l’importanza simbolica e mistica delle caverne non spiega perché miti e leggende di tutto il mondo condividano la tradizione che re, prìncipi, salvatori di popoli, redentori, profeti, portatori di civiltà, eroi e divinità sarebbero nati in una grotta e non, come sarebbe lecito attendersi, in sontuosi castelli o stanze fastosamente addobbate. Da quale fenomenologia ha origine questa singolare collocazione?
Un primo, importante indizio è fornito dalla ricca mitologia cinese, secondo la quale gli esseri celesti discendono sulla Terra servendosi di una grotta come luogo privilegiato del loro approdo; ma per una risposta completa, dobbiamo rivolgere la nostra attenzione all’Antico Egitto e alla stella cui era profondamente devoto: Sirio.
La levata eliaca di Sirio costituiva un momento fondante per il popolo del Nilo: in virtù della sua posizione prossima all’orizzonte, la stella si rendeva ciclicamente invisibile per un periodo di circa 70 giorni, al termine del quale sorgeva all’alba precedendo la nascita del Sole (da cui la definizione di levata eliaca, in quanto sorge assieme al Sole); tale rinascita si verificava in coincidenza del solstizio d’estate, giorno in cui il Sole registra la sua massima permanenza nel cielo e sancisce il simbolico trionfo della Luce sulle Tenebre; la levata eliaca di Sirio inaugurava l’inizio dell’anno egizio (come il nostro 1 gennaio) e, precedendo di qualche settimana lo straripamento del Nilo e la conseguente fertilizzazione dei campi con il suo prezioso limo, il ritorno della stella era inteso come l’artefice di un evento da cui dipendeva la sua sopravvivenza. Gli studi condotti in Custodi dell’Immortalità hanno dimostrato che l’incoronazione del nuovo re avveniva in coincidenza con questo straordinario fenomeno astrale, in virtù di un legame tra la stella e il concetto di sovranità che emerge con chiarezza dall’analisi del nome di Sirio nelle differenti culture: Kasista, in accadico, significa guida o principe; Tistar, presso i Persiani, vuol dire comandante; al-ši‘rā o al-shira, in lingua araba, si traduce capo, sovrano. Dalla medesima radice che compone il suo nome, sr, deriva il titolo inglese sir, che significa signore, e il sostantivo sire, comune nella stessa forma nella lingua italiana, inglese e francese, il cui significato è re. È noto, inoltre, che un’antica lettura della Cintura di Orione identificava le sue stelle con Tre Re che rendevano omaggio alla stel­la Sirio, il nuovo Re nascente, figlio del Cielo e della Terra, un’immagine che la tradizione cristiana ha adattato alle proprie esigenze convertendo Alnitak, Alnilam e Mintaka nei tre Magi che riveriscono il neonato Gesù, il Re dei Re.
Immaginiamo ora di osservare la levata eliaca di Sirio ponendoci sul lato ovest della piramide di Cheope; individuiamo Betelgeuse e Rigel, due delle quattro stelle che perimetrano la costellazione di Orione, e congiungiamole con Sirio, al momento non visibile perché al di sotto della linea dell’orizzonte.


Fig. 1: L’effigie del femminino sacro, tracciata in cielo dalle stelle
Betelgeuse, Sirio e Rigel, e il corrispettivo simbolo della sessualità maschile, sulla Terra,
identificato nel profilo della facciata ovest della piramide di Cheope. 


Si comporrà una figura simile ad una V, simbolo del femminino sacro ed efficace rappresentazione iconografica del grembo materno, recipiendario universale atto ad accogliere e dar forma al seme della vita che ad essa viene affidato (Ú). Il profilo bidimensionale della piramide di Cheope traccia la stessa figura, seppur con la punta rivolta verso l’alto (Ù), notoriamente associata alla virilità maschile e alla fecondità. Ma non è tutto:

“ (…) ruotando la figura n. 2 di 180° per agevolarne la lettura, si osserva che la Cintura di Orione interseca per­pendicolarmente il punto mediano della base Betel­geuse-Rigel, e la sua po­sizione coincide con quella occupata dallo Zed nella piramide di Cheope, il cui nome è leggibile scorrendo dall’alto verso il basso le lettere greche che identifi­cano le tre stelle (Z. E. D. Orionis, secondo la denominazione ad esse attribuita dall’astronomo Johann Bayer)”[1]

Fig. 2: Riproduzione capovolta della costellazione di Orione
e di Sirio che consente di cogliere le incredibili somiglianze
con la piramide di Cheope e la sua struttura interna.
Fig. 3: La piramide di Cheope e lo Zed,
la torre di granito custodita al suo interno,
individuata dal ricercatore italiano Mario Pincherle.

Gli antichi Egizi identificavano il Cielo con l’entità femminile (Nut) e la Terra con l’essere maschile (Geb), un’attribuzione conseguente al profondo legame tra la Piana di Giza e la costellazione di Orione; la ricerca condotta in Custodi dell’Immortalità ha evidenziato che lo Zed (l’organo riproduttivo maschile, simbolo di Osiride), custodito nella Grande Piramide, si congiungeva idealmente con Orione, in realtà la sua sposa celeste, Iside, per fecondarla e trasmettere le anime dei faraoni defunti nel suo grembo (le nebulose note con i codici di identificazione M42 ed M43) affinché potessero qui rinascere sotto forma di stelle. Nel viaggio che il Ba (l’anima secondo gli antichi Egizi) compie verso il Cielo, la piramide di Cheope assurge al ruolo maschile, in quanto portatore del seme nel grembo della ricevente, Orione che, in tale contesto, è la parte femminile; ma la perfetta identità speculare delle due formazioni triangolari in precedenza evidenziate sia in Cielo che sulla Terra, prefigura un legame che sottende una sorprendente versatilità dei ruoli. Se il passaggio ascensionale delle anime conferiva alla Terra l’identità maschile e al Cielo quella femminile, nel movimento discensionale i ruoli devono necessariamente invertirsi: il Cielo è fecondatore e portatore di vita, mentre la Terra riceve e accoglie nelle sue profondità, nel suo grembo, il seme divino che giunge dall’alto.
L’intersezione dei due triangoli compone il Maghen David, meglio noto come Scudo o Stella di Davide, emblema che il misticismo ebraico ha assunto come simbolo peculiare, ma il cui impiego era diffuso in tutto il mondo antico prima della formazione dell’identità israelita; come avremo notato, la posizione di Sirio coincide con il punto in cui è ubicata la Camera Sotterranea della piramide di Cheope.

Fig. 4: L’intersezione della piramide di Cheope e del Triangolo stellare Betelgeuse-Sirio-Rigel
compone la Stella di Davide, simbolo per eccellenza dell’unione del Cielo e della Terra.


La camera sotterranea

Sebbene gli Egittologi abbiano sempre sostenuto che la stanza ipogea era stata inizialmente concepita come la camera sepolcrale reale, poi abbandonata a causa dell’instabilità del terreno, vi sono valide ragioni per ritenere che, in realtà, svolgesse un ruolo ben più rilevante di quanto sinora riconosciuto. L’ineguagliabile perfezione architettonica delle altre strutture interne della Piramide (come ad esempio la Grande Galleria e la Camera del Re), in contrasto con l’apparente scarsa cura riservata a questo ambiente, suggerisce che la stanza sotterranea fosse una cavità sotterranea naturale lasciata volutamente incompiuta affinché preser­vasse l’aspetto di una grotta: nella solenne copulazione tra Cielo e Terra che da’ vita alla Stella di Davide, il vertice basso del triangolo stellare Betelgeuse-Rigel-Sirio (in questo caso, l’entità maschile) penetra la Terra (ora intesa come l’entità femminile) giungendo fino alla grotta appositamente adibita per accogliere il frutto di questa mistica unione: Sirio. È nella Camera Sotterranea che il Cielo insemina il grembo della Madre Terra e dona al mondo la Stella dei Re, deponendola nella grotta da cui infine sorge nel giorno della sua levata eliaca. È in virtù di questa complessa interazione di elementi terreni e celesti, umani e divini, che tutto il mondo attribuisce a re, principi, profeti e salvatori dell’Umanità la nascita in una grotta, in quanto segno di un’investitura ultraterrena, di una missione redentrice, di un’opera di cambiamento che si è chiamati a compiere. Coloro che nascono sotto l’egida di questo straordinario fenomeno sono considerati veri e propri doni con cui il Cielo gratifica la Terra, messaggeri e redentori che la deità consegna all’Uomo come prova del suo amore, Re e Prìncipi divini che discendono in una angusta grotta per venire a dimorare tra gli uomini.


Il mistero delle Camera del Re

L’ingresso principale della Grande Piramide immette in un cunicolo discendente, lungo 105 metri, che conduce alla grotta sotterranea; alla base della Grande Galleria, a circa 24 metri di altezza dal suolo, si trova uno stretto tunnel, chiamato Condotto dei Ladri perché si ritiene sia stato scavato da famelici cercatori d’oro, che si snoda nelle profondità del sottosuolo fino a intersecare il cunicolo discendente in prossimità della camera ipogea. L’interminabile corridoio originario, realizzato dagli architetti della piramide, è la prova che la Camera Sotterranea rivestisse un ruolo rilevante nel progetto globale della struttura, tale da indurre predoni e avventurieri a realizzare l’impervio tunnel dei Ladri, persuasi dalle leggende sorte attorno alla nota grotta che qui si potesse celare un’inestimabile tesoro.
La sua rivalutata importanza non solo spiega efficacemente l’origine del mito della nascita in una grotta, ma consente anche di svelare uno degli enigmi che accompagna da sempre l’unica superstite delle Sette Meraviglie del mondo antico: l’inconsue­ta collocazione della Camera del Re a 43 metri di altezza rispetto al livello del suolo, in una posizione che corrisponde a circa 1/3 della Grande Piramide. In un monumento dalle proporzioni così perfette, con margini di errore infinitesimali in tutti i rapporti, perché la stanza che avrebbe dovuto accogliere (secondo gli Egittologi) le spoglie mortali del faraone sarebbe stata ubicata ad un’altezza che non è giustificata da nessun parametro di simmetria o correlazione finora individuato?
Il motivo di una mancata risposta risiede nell’inspiegabile disinteresse degli studiosi nei confronti della grotta sotterranea. 
La scelta di collocare la Camera del Re in quel preciso punto

“può essere compresa solo se si considera la struttura della piramide di Cheope nel suo com­plesso, che include la camera sotterranea: sommando i 43 metri di altezza a cui si trova la Camera del Re con i 30 metri di profondità della stanza ipogea, otteniamo 73 metri. La piramide di Cheope era alta, in origine, circa 146 metri: 73 è la metà di 146”[2]



Fig. 5: La perfetta equidistanza della Camera del Re tra il vertice della piramide e la grotta sotterranea.





Come è evidente, la Camera del Re è stata realizzata esattamente nel punto mediano tra il vertice della piramide e la grotta sotterranea: puntando l’ago di un compasso al centro della Camera Reale, è possibile tracciare un cerchio che passa per la grotta sotterranea e il vertice della piramide. Una scoperta straordinaria che segna l’incipit di un nuovo capitolo nella storia degli studi sulla Piana di Giza; la grandiosità di questo progetto ha rivelato sinora solo una piccola parte del suo straordinario significato e del ruolo che doveva svolgere per gli antichi nell’incessante ricerca di un punto d’incontro tra l’umano e il divino, il finito e l’infinito, mirabilmente espresso nella connessione tra questi prodigiosi monumenti e la costellazione di Orione. Quanto esposto sinora è solo l’inizio di un’intrigante percorso che ci condurrà alla risoluzione di altri misteri.

Un dato su cui riflettere: la Camera del Re è stata provvista di due condotti che attraversano diagonalmente la piramide fino a giungere all’esterno; secondo gli esperti, quello sulla parete nord punterebbe verso Thuban (Alfa Draconis), stella principale della costellazione del Drago, mentre il canale ricavato nella parete sud indicherebbe una delle stelle della Cintura di Orione, Alnitak (Zeta Orionis). Anche nella Stanza della Regina sono stati realizzati due condotti: quello sulla parete rivolta a settentrione raggiunge idealmente Kochab (Beta Ursae Minoris), la seconda stella più luminosa della costellazione dell'Orsa Minore; quello di meridione si congiunge a Sirio. Seppur affascinante, questa interpretazione non spiega perché i canali punterebbero queste stelle appartenenti a costellazioni così diverse e prive di un nesso astronomico o mitologico; non chiarisce sufficientemente in quale momento si verificherebbe questo allineamento e, soprattutto, non dice perché i condotti realizzati sono quattro.

Ne Il Segreto delle Ere abbiamo dimostrato che, congiungendo le quattro stelle del perimetro della costellazione di Orione (che sono, in senso orario, Betelgeuse, Bellatrix, Rigel, Saiph) con Sirio, si compone una piramide capovolta di cui Cheope è la perfetta riproduzione speculare, e in scala ridotta, sulla Terra. L’immagine bidimensionale che abbiamo proposto in precedenza si arricchisce di una visione, ora tridimensionale, che vede due piramidi, una stellare e una terrestre, entrambe dotate di uno Zed (che simboleggia l’organo riproduttivo maschile) ma strutturate in modo da essere anche in grado di svolgere la funzione ricevente propria del ruolo femminile.

(la conclusione nel n. 66 di aprile 2014 della rivista Fenix, diretta da Adriano Forgione)





[1] Piero M. Ragone, Il Segreto delle Ere, Macro Edizioni, dicembre 2013, p. 131. 

[2] Piero M. Ragone, Il Segreto delle Ere, Macro Edizioni, dicembre 2013, pp. 139-140.

venerdì 22 marzo 2019

IL SEGRETO DELLE ERE

Osservate il fiume Giordano e il lago Tiberiade, in alto... assomigliano ad una bellissima costellazione; 

era sacra persino per i reali di Francia che, però, la chiamavano in un modo diverso.

Di quale costellazione parliamo?


Guardate la testa del Pesce più grande, che si chiama Boreus: è identica al lago di Tiberiade:

Cos'è accaduto nell'Era dei Pesci, nella terra che corrisponde alla costellazione dei Pesci?
Mosè si reca in una terra che corrisponde alla costellazione dei Pesci; il Messia viene al mondo nell'Era dei Pesci ... cosa ci fa pensare questo?

Perché aveva l'obbligo di raggiungere quelle terre? per soddisfare il capriccio di un dio o per tracciare un disegno straordinario, seguendo delle coordinate valide SEMPRE, per tutti gli uomini, in tutte le Ere?

giovedì 21 marzo 2019

IL SEGRETO DELLE ERE - NUOVA EDIZIONE


La millenaria storia dell'intervento "divino" che guida l'evoluzione della razza umana. 

Chi sono i nostri Creatori? 

Chi sono stati, in realtà, l'enigmatico faraone Akhenaten e il biblico Mosè? 
Qual era il vero scopo dell'Esodo ebraico verso la Terra Promessa?
Ci sono prove nel passato che rivelano il nostro immediato futuro? 



Queste sono solo alcune delle domande a cui risponde questo libro, un'indagine che, decifrando simboli esoterici e antiche mappe stellari, conduce il lettore in un'avventura ricca di scoperte e spunti di riflessione, ricomponendo le tessere di un mosaico che, dalle Piramidi di Giza alla Terra Promessa, da Gerusalemme alla Città Eterna, rivela uno stupefacente segreto: chi ha portato la vita sulla Terra ha ideato un "progetto" che prevede l'Avvento di un Messia in ogni Era Zodiacale. 
Analizzando la storia delle civiltà in modo originale e sorprendente, "Il Segreto delle Ere" svela la trama di un'eterna lotta che vede l'umanità sospesa tra salvezza e perdizione, progresso e distruzione, bene e male. Un viaggio tra realtà e leggenda, religione e mito, scienza e coscienza, alla scoperta di una Verità che non può continuare ad essere nascosta. 



Possiamo crederci o ignorarla. 
Accoglierla o respingerla. 

A noi la scelta.